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SCUOLA/ Il compito dei prof, smentire Seneca e dare ragione a Beatrice

15/07/2017 - 10:01

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Alla fine dell'anno scolastico, o alla fine del corso degli studi superiori, la domanda più difficile che si può porre ad uno studente è "cosa resta?". Da ilsussidiario.net di Gianluca Zappa

"Non vitae, sed scholae discimus", scriveva Seneca all'amico Lucilio. E c'era dell'amarezza in questa sua constatazione: impariamo per la scuola, non per la vita. Per la scuola, per qualcosa di esterno a noi. Noi non ci siamo, non siamo davvero in ballo. Ci interessano i dati, le dottrine, le nozioni: quello che siamo ci interessa un po' meno. Dante, molti secoli dopo, nel canto V del "Paradiso", avrebbe messo in bocca a Beatrice un'altra grande, perentoria e laconica affermazione: "Non fa scienza sanza lo ritenere avere inteso". La guida mette in guardia il riverente discepolo: apri la mente, perché non basta capire, non basta il "sentito dire", ma occorre un coinvolgimento, il gusto di scoprire qualcosa di bello e di "fermarsi" dentro quel qualcosa. Questo è "scienza" e questo è il significato del "ritenere", cioè del trattenere dentro di sé...

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