• Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti
Email:
info@fondazionesanbenedetto.it
Fondazione San BenedettoFondazione San Benedetto
  • Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti

Fissiamo il Pensiero

  • Home
  • Fissiamo il Pensiero
  • Ricordando Manzoni, in guardia dalle donne Prassede di oggi

Ricordando Manzoni, in guardia dalle donne Prassede di oggi

  • Data 28 Maggio 2023

di Valerio Capasa 

da ilsussidiario.net – 22 maggio 2023 

https://www.ilsussidiario.net/news/scuola-studenti-ostaggio-di-donna-prassede-essere-borghesi-o-diventare-se-stessi/2540495/

 

C’è un personaggio dei Promessi sposi che incarna lo spettro che si aggira oggi più che mai nella scuola e nel mondo: “Era donna Prassede una vecchia gentildonna molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il più degno che l’uomo possa esercitare; ma che pur troppo può anche guastare, come tutti gli altri”.

Se un ragazzo si guarda intorno, sembra che un po’ tutti gli stiano addosso per fargli del bene. Manzoni però sa che può esserci del marcio anche in questa nobile intenzione. Perché, insomma, a quanto pare tutti sanno cosa sia, il tuo bene. Proprio come donna Prassede: “tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello”.

Chi vuole fare del bene confonde le idee che ha in testa con il cielo. È per il tuo bene che devi fare ripetizioni di matematica, prendere il B1 di inglese, prepararti al test di medicina. Altrimenti gli altri andranno avanti, e solo tu… Come ha osservato Miguel Benasayag, “si passa dall’invito al desiderio” (“come fare per mobilitare il suo desiderio?”) all’“apprendimento sotto minaccia. […] A questo scopo ripetono in modo più o meno esplicito un discorso che è in realtà una minaccia: ‘Se non studi a scuola, se non ti diplomi o non ti laurei, non troverai lavoro…’. […] È talmente evidente che nessuno oggi desidera il futuro, che la nostra società propone di ricorrere alla minaccia del peggio”.

La mancanza di desiderio non è un problema così evanescente, se ci sono classi che a settembre cominciano in 31 e a Natale sono già in 23. Dopo tutti questi fallimenti, gli insegnanti si saranno finalmente resi conto che qualcosa non va? Tutt’al contrario: grazie alla scrematura, possono tirare ancora di più con l’élite che è sopravvissuta. Davanti alle lacrime, donna Prassede non può fermarsi. Dubbi non gliene vengono, perché il suo cervello è convinto di dover fare il bene: “Se donna Prassede fosse stata spinta a trattarla in quella maniera da qualche odio inveterato contro di lei, forse quelle lacrime l’avrebbero tocca, e fatta smettere; ma parlando a fin di bene, tirava avanti, senza lasciarsi smovere: come i gemiti, i gridi supplichevoli, potranno ben trattenere l’arme d’un nemico, ma non il ferro d’un chirurgo”.

Non riescono a fare i compiti, e allora? Si assentano una volta alla settimana, e allora? Non capiscono una beata mazza di latino o di matematica, e allora? Non bisogna mollare, anzi bisogna insistere: per il loro bene, sia chiaro, altrimenti poi nella vita…

C’è qualcosa di disumano in questa ostinazione da chirurgo che non si lascia smuovere dalle lacrime di una ragazza. Siamo fottutamente hegeliani: le lacrime non sarebbero altro che la provvisoria antitesi che sarà poi superata dalla sintesi finale.

E quale sarebbe poi questa sintesi, questo “bene” che dovrebbe valere quanto e più di tutte le lacrime? Cos’è che un giorno le asciugherà e ripagherà ogni singolo sacrificio, completando il meraviglioso percorso di formazione che trasforma gli occhi bagnati dei bambini in quelli secchi degli uomini?

Per le donne Prassede del nostro tempo, il bene significa laurearsi, trovare un lavoro e sistemarsi. Il loro, cioè, è un ideale borghese. Sono decenni che è così, il modello non viene neanche messo in discussione, sembra che per secoli non sia esistita, né che possa più esistere, alcuna alternativa. Non è possibile essere altro che borghesi. Nelle varianti mobili del terzo millennio, ovviamente, di cittadini del mondo senza legami, che se non passeranno a Torino passeranno a Milano, che se non lavoreranno in Francia lavoreranno in Olanda, che se si lasceranno con una se ne troveranno un altro, ma pur sempre borghesi.

Nei licei la puzza di borghesia urta lo stomaco: il ragazzo deve partecipare a progetti e magari vincerli, passare test, andare all’estero, e poi certo sapersi divertire, fare sport, vivere le proprie esperienze, essere leader.

Diventare se stessi è un’ipotesi cancellata. In questa scuola inclusiva siamo arrivati al razzismo: e l’autistico? e il down? e chi non si laurea? e chi non riesce a stare al passo? e chi non sa la matematica o il latino? e i dispersi della scuola? e chi alle feste si annoia? e chi non passa i test? e chi sarà disoccupato? e chi dovrà tirar su tre figli? e chi farà un incidente? chi non diventerà il campioncino che ti aspetti?

Una stampella psicologica e la macchina si aggiusta. Il grido di tanti universitari suicidi non ci riguarda. Il fatto è che quasi mai il suicida avvisa. Piuttosto scrive segretamente della sua vita inconcludente. Ma è proprio la tua sordità a sferrargli il colpo di grazia.

Non si tratta di arrivare, cara donna Prassede che mi circondi dappertutto: si tratta della felicità. Ma di questo chi si preoccupa? Per i praticoni di questo mondo è un miraggio evanescente. Sarà giusto far versare lacrime a chi matematica o latino proprio non riesce a capirli? Sarà giusto per la sua felicità?

Enzo Jannacci non aveva torto: “la bellezza dei vent’anni / è poter non dare retta / a chi pretende di spiegarti l’avvenire e poi il lavoro e poi l’amore”. Io non so quale sia il tuo bene, anzi a volte ti guardo e mi chiedo cosa sarà di te. Può anche darsi che un giorno dirai “che lavoro non ce n’è / che l’amore si fa in tre / l’avvenire è un buco nero in fondo al tram”. In ogni caso io non lo so, non riesco a immaginarlo.

Dante lo insegna praticamente in ogni canto della Commedia, che il “ben far non basta”. “Se segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto”, si vantava quel povero illuso di Brunetto Latini: e chi non la vede la stella? quelli per cui la vita è “notte senza stelle a mezzo il verno”, come scriveva Leopardi? Quelli come Pier delle Vigne, che perse il sonno e la vita per servire fedelmente l’imperatore, ma poi fu accusato ingiustamente, imprigionato, e non resse al disonore fino al punto da suicidarsi? Davvero quello che siamo coincide con quello che facciamo?

Certo che no, direbbero le mamme premurose, proprio mentre si lamentano dell’ultimo 5 sul registro elettronico. Giusto, dicono gli studenti stressati; ma non sanno liberarsi dalle catene, nemmeno mentalmente. E crepano dentro una “vita bugiarda”. Il XIX del Purgatorio racconta di un uomo che, arrivato al culmine delle riuscite, scopre “che lì non s’acquetava il core, / né più salir potiesi in quella vita”. Non si poteva salire più in alto, eppure lì “non è felicità”.

Più del miraggio di ogni “glorioso porto”, vale la pena scrutare l’“inesauribile segreto” del “porto sepolto” che ci portiamo dentro, “ove per poco / il cor non si spaura”, e naufragare nel “gran mar de l’essere” e nell’ancor più smisurato oceano della propria “lagrimetta”.

Buonconte da Montefeltro è un’anima della Commedia che in vita aveva sbagliato praticamente tutto, ma in extremis fu salvo per “una lagrimetta”. Se il chirurgo ignorava tutte le lacrime di Lucia, fu di una sola lacrima che Dio si innamorò: bastò quella a riscattare tutti i peccati. Figuriamoci se non salverà le insufficienze, le difficoltà, il girare a vuoto, il buio di questa verifica, di cosa farai domani, di cosa sarà di te.

Tag:Capasa, Manzoni, Promessi Sposi, scuola

  • Condividi
piergiorgio

Articolo precedente

La fede è per la ricerca della felicità o per trovare un comfort?
28 Maggio 2023

Prossimo articolo

L'assassino di Giulia, nel suo mondo contava solo lui
4 Giugno 2023

Ti potrebbe interessare anche

Al Mese letterario per riscoprire il gusto della lettura
21 Marzo, 2026

Leggere per vivere. È il suggerimento che vogliamo rilanciare questa settimana e che ci arriva dalle pagine di un libro di Giuseppe Montesano, scrittore e insegnante napoletano. Sul nostro sito ne riprendiamo alcuni brevi passaggi perché li sentiamo molto corrispondenti alle ragioni per cui, dal 2010 a oggi, ogni anno proponiamo il Mese letterario. Nel prossimo mese di aprile si svolgerà a Brescia la sedicesima edizione che ha come titolo «Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». Ricordiamo che per partecipare è richiesta l’iscrizione che si può già fare gratuitamente sul sito dell’Associazione Mese letterario. Consigliamo di iscriversi al più presto perché i posti disponibili sono in via di esaurimento. In tutti questi anni il Mese letterario, oltre alla bellezza di incontri carichi di fascino che risvegliano l’attenzione e l’intelligenza, è stato anche un grande invito a scoprire o riscoprire l’esperienza della lettura. Questa non è un esercizio fine a sé stesso o un vezzo «culturale». «Non si tratta più di passare il tempo o di ingannare la noia – scrive Montesano -, non si tratta di accrescere la propria cultura quantitativa e non si tratta di apprendere cose specialistiche: quando si legge per vivere, ciò che va in pezzi è la prigione in cui ognuno è chiuso, e quando la propria gabbia si è rotta, l’esperienza della libertà è così esaltante che cominciamo a vedere con dolore anche le gabbie altrui: e non ci basta essere liberi da soli in un mondo di prigionieri». Soprattutto, continua Montesano, «quando cominciamo a leggere per vivere la lettura diventa una continua scoperta, e ci accorgiamo che le parole che interpretiamo sono diverse dagli specchi che ci rassicurano facendoci vedere sempre uguali a noi stessi».
In sintesi ecco il programma, con autori, date e relatori del Mese letterario 2026. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30 nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si inizierà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore, ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalla primissime edizioni.
Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.

La bellezza del Mese letterario, le iscrizioni sono aperte
14 Marzo, 2026

«Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». È il titolo della sedicesima edizione del Mese letterario, iniziativa storica della Fondazione San Benedetto, in programma a Brescia nel prossimo mese di aprile. Le iscrizioni per partecipare sono già aperte a questo link sul sito dell’Associazione Mese letterario. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30  nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si comincerà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore (è sua la nuova traduzione appena pubblicata da Adelphi del saggio di C.S. Lewis «L’abolizione dell’uomo»), ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalle primissime edizioni. 

Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.  

Giovedì 16 aprile sarà la volta del poeta latino Ovidio. A parlarne sarà Carlo Maria Simone, 32 anni, insegnante di lettere, scrittore e ricercatore, che ha da poco pubblicato anche il suo primo romanzo «Voluti al mondo» (Cantagalli). Martedì 20 aprile l’incontro conclusivo su Giuseppe Ungaretti con l’intervento di Valerio Capasa, altro grande amico del Mese letterario, anche lui ospite fisso e sempre molto seguito di tante edizioni della rassegna. 

Come si può vedere dal programma si tratta di autori che hanno attraversato epoche ed esperienze molto diverse, alcune anche molto lontane nel tempo. Il tentativo del Mese letterario è sempre stato quello di rendere contemporanei scrittori e poeti, di farli diventare compagni di strada nel cammino della vita di ciascuno. La grande letteratura è il luogo dove decantano e vengono salvaguardate le testimonianze relative ad alcuni aspetti essenziali dell’esperienza umana. Di per sé non serve a niente. Come l’arte, la letteratura infatti si alimenta di pura gratuità, è al servizio della sola bellezza. Quella bellezza che è però indispensabile per vivere veramente e per rendere umana la vita. Oggi, in tempi di guerra nei quali dilaga il linguaggio della forza, riscoprire questa dimensione, tornare a essa «è più che mai necessario», perché, come osservava il grande critico George Steiner già quasi settanta anni fa, «tutto intorno a noi fiorisce un nuovo analfabetismo, l’analfabetismo di chi sa leggere singole parole, o parole di odio e di clamore, e non sa afferrare il significato della lingua quando si manifesta in tutta la sua bellezza o in tutta la sua verità». Dal 2010 a oggi il Mese letterario è stato soprattutto questa esperienza straordinaria di «alfabetizzazione» della bellezza attraverso l’incontro con le pagine di grandi autori di tutti i tempi e la riscoperta del valore della lettura. Altra novità, l’edizione di quest’anno si svolgerà in collaborazione con ilsussidiario. Vi aspettiamo! 

La partecipazione al Mese letterario è gratuita ma chi lo desidera può contribuire con un’offerta libera all’atto dell’iscrizione sul sito www.meseletterario.it.

Studenti e insegnanti possono richiedere l’attestato di partecipazione. 

Dove ci porta la nuova guerra in Medio Oriente?
7 Marzo, 2026

Siamo «nuovamente ripiombati nell’orrore della guerra, che spezza brutalmente vite umane, produce distruzione e trascina intere Nazioni in spirali di violenza dagli esiti incerti». A parlare è il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin in un’intervista, che vi invitiamo a leggere, all’Osservatore Romano dopo lo scoppio della nuova guerra in Medio Oriente. Nuovo capitolo di una lunga storia di violenze e distruzioni inenarrabili, di atrocità e di massacri. Soprattutto al momento non si intravede che tipo di sviluppo potrà avere il conflitto. Le esperienze precedenti a cominciare dalla guerra in Iraq nulla sembrano aver insegnato. Sconcerta soprattutto il richiamo alla «guerra preventiva». «Se agli Stati – sottolinea Parolin – fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme». In questi giorni abbiamo letto o sentito tante analisi e opinioni sulla situazione in Medio Oriente. Fra molte osservazioni, alcune anche di grande interesse, abbiamo scelto di riproporre l’intervista di Parolin perché rimette al centro il vero bene dei popoli non rassegnandosi alla logica della forza che si illude di arrivare a una soluzione tramite il lancio di missili e di bombe, pur avendo, in questo caso, ottenuto l’eliminazione di un dittatore sanguinario come l’ayatollah Khamenei. Raccogliamo perciò l’appello lanciato nei giorni scorsi da Papa Leone a «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

Cerca

Categorie

  • Fissiamo il Pensiero
  • I nostri incontri
    • I nostri incontri – 2015
    • I nostri incontri – 2016
    • I nostri incontri – 2017
    • I nostri incontri – 2018
    • I nostri incontri – 2019
    • I nostri incontri – 2021
    • I nostri incontri – 2022
    • I nostri incontri – 2023
    • I nostri incontri – 2024
    • I nostri incontri – 2025
    • I nostri incontri – 2026
  • Mese Letterario
    • 2010 – I Edizione
    • 2011 – II Edizione
    • 2012 – III Edizione
    • 2013 – IV Edizione
    • 2014 – V Edizione
    • 2015 – VI Edizione
    • 2016 – VII Edizione
    • 2017 – VIII Edizione
    • 2018 – IX Edizione
    • 2019 – X Edizione
    • 2021 – XI Edizione
    • 2023 – XIII Edizione
    • 2024 – XIV Edizione
    • 2025 – XV Edizione
  • Scuola San Benedetto – edizioni passate
  • Tutti gli articoli

Education WordPress Theme by ThimPress. Powered by WordPress.

VUOI SOSTENERCI?

Siamo una fondazione che ha scelto di finanziarsi con il libero contributo di chi ne apprezza l’attività

Voglio fare una donazione
Borgo Wührer, 119 - 25123 Brescia
info@fondazionesanbenedetto.it

Resta sempre aggiornato

Iscriviti subito alla nostra newsletter per non perderti le attività e gli eventi organizzati dalla Fondazione San Benedetto.

Iscriviti

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Copyright © Fondazione San Benedetto Educazione e Sviluppo

Mappa del sito | Privacy Policy | Cookie Policy

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Privacy Policy | Cookie Policy

Fondazione San Benedetto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}