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La Quadrilogia sulla vita di Stefano Bolla

  • Data 2 Marzo 2024

Questa settimana vogliamo proporvi la lettura di quattro lettere scritte dal nostro amico Stefano Bolla e apparse nelle ultime settimane sul quotidiano Bresciaoggi.

The other side of mirror (foto Davide Taviani CC BY-SA 4.0)

La prima di queste l’avevamo già ripresa nella nostra newsletter del 14 gennaio e ora ve la riproponiamo insieme agli altri tre nuovi testi.

Formano un corpo unico che Stefano ha voluto chiamare «quadrilogia sulla vita». Sono spunti preziosi nati dall’osservazione dell’esperienza concreta della vita che possono diventare occasione di riflessione in questo tempo che per i credenti è di Quaresima, ma che per tutti è segnato dalla drammaticità di quello che sta avvenendo nel mondo con i molti interrogativi che ci inquietano. Stefano Bolla ha 61 anni ed è stato insegnante di diritto ed economia all’istituto Capirola di Leno fino al 2021, quando ha dovuto lasciare la cattedra per motivi di salute. Oggi, oltre a prendersi giustamente cura della sua salute, mantiene viva la sua passione per la realtà attraverso la scrittura e di questo lo ringraziamo.
Chi volesse scrivere direttamente a Stefano Bolla questa è la sua mail: stefano.bolla63@gmail.com

Mese Letterario, è il momento di iscriversi

Sono aperte le iscrizioni alla 14° edizione del Mese Letterario in programma nel prossimo mese di aprile. Quest’anno non essendo disponibile l’auditorium di via Balestrieri, gli incontri si svolgeranno nel salone degli Artigianelli (via Avogadro 23 con parcheggio all’interno). Ci saranno quindi meno posti. Perciò invitiamo tutti ad iscriversi subito online sul sito dell’Associazione Mese Letterario cliccando su questo link https://www.meseletterario.it/edizione-2024. Le iscrizioni infatti saranno accettate solo sino ad esaurimento posti. Sul sito potete trovare il programma dettagliato della rassegna che ha come titolo “L’altro necessario“. Tre gli appuntamenti in programma: il 4 aprile su Italo Svevo con Valerio Capasa, l’11 aprile su James Joyce con Enrico Terrinoni e il 18 aprile su T.S. Eliot con Edoardo Rialti.   


1. Un cuore puro è l’unica speranza 

di Stefano Bolla – da Bresciaoggi 12 gennaio 2024

Egregio direttore, seguo poco i media perché sono malandato, ma la nostra società liquida sta diventando proprio un disastro. Conflitti ovunque, aumento della violenza impressionante. Le grandi potenze che badano solo a consolidare o almeno non perdere il loro potere sullo scacchiere internazionale con l’Onu ridotta a foglia di fico. La cronaca interna è dominata dai temi del femminicidio, bullismo, vandalismo. Sentire una buona notizia come quella dei due agenti che rispondono al grido disperato della 93enne sola anche a Natale e Capodanno fa gridare al miracolo. La classe politica poi, mi pare composta di mezze figure distanti anni luce dagli statisti di un tempo. Che fare: non so perché da un po’ di tempo mi risuonano in testa le parole di Braveheart, filmone di Mel Gibson sull’eroe della lotta per l’indipendenza scozzese: William Wallace.

Mel Gibson interpreta William Wallace nel film “Braveheart” (1995)

Il piccolo William perde ben presto il padre, ucciso dagli inglesi perché ribelle e lo veglia nella tenda con gli altri ribelli uccisi. Alla fine il giovane si addormenta e sogna di vedere il padre aprire gli occhi e dire: “Segui il tuo cuore William, segui il tuo cuore”. Sembra una banalità ma così non è: ogni uomo fa le sue scelte paragonandole con le esigenze di felicità e bellezza di cui il suo cuore è dotato; il problema è che tutto nella società sembra negare queste esigenze sostituendole con altre false ma che fanno comodo al potere. Consumismo sfrenato ed esaltazione della libertà. “Ma liberi da cosa, liberi da chi” dice acutamente Vasco Rossi individuando il lato negativo della libertà, la cosiddetta libertà da ogni legame che lascia alla fine soli e tristi. Ma esiste anche la libertà positiva, la libertà di partecipare, aiutarsi, volersi bene. Quanto ce ne parlò il nostro professore di Diritto, Giordano Pagnoncelli nelle lezioni sulla Costituzione. Lavorare sul cuore è l’unica speranza, disintossicarlo dal consumismo e da un’idea sbagliata di libertà che prevede solo diritti e non doveri. Famiglia. Scuola e Fede, per chi ha la fortuna di credere, dovrebbero essere gli artefici del cambiamento anche se sembra impossibile. Ma una certezza mi sostiene e cioè che il cuore dell’uomo è fatto così, ha dentro questa impronta che nessuna forza del male può cancellare. “Se non ritornerete come bambini” mi pare dicesse un tale, importante lavorare sul cuore per riportarlo alla purezza del bambino che sa per istinto cosa è bene e cosa è male, cosa è buono e cosa è cattivo.

2. Gli uomini coraggiosi e il Requiem di Mozart

da Bresciaoggi 20 gennaio 2024
Varie volte ho scritto su queste pagine denunciando quelli che sono, a mio parere, i malanni più gravi della la nostra società liquida e consumistica. Così ora ho deciso di confessare a mia volta un grave difetto: sono un pauroso e un avventuriero in pantofole. Per questo ho sempre ammirato e invidiato gli uomini coraggiosi: della storia ma anche frutto della letteratura. Tra i miei preferiti Marco Polo, Cristoforo Colombo, Annibale: dovevano essere uomini che non conoscevano la parola paura. Ma amo anche gli eroi di fantasia. Che dire del mitico Ulisse, di Corto Maltese, avventuriero gentiluomo, di Sandokan, di cui ricordo il bellissimo sceneggiato con la sigla che risvegliava anche un morto: la feci sentire persino una mattina a scuola con la scusa che ero depresso. Ultimamente poi mi sto appassionando anche a Don Chisciotte che non è affatto lo sprovveduto folle che tanta storiografia e scuola mediocre ci hanno tramandato, ma al contrario metafora dell’uomo che si mette a combattere per una verità che tutti gli altri hanno dimenticato per fare il loro comodo.

Mozart ormai malato durante la composizione del Requiem (foto Library of Congress)

Quindi non pazzo in un mondo di savi, ma savio in un mondo di pazzi. È pazzo un uomo al quale l’acutissimo Cervantes (combattente a Lepanto) mette in bocca le immortali parole: «La libertà Sancho è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano dato agli uomini, per la libertà si può e si deve mettere a repentaglio la vita stessa». Mi risponderete: «Sì ma i mulini a vento contro cui si scaglia?». Anche qui ritorno alla metafora: quante volte ho sentito il mio maestro don Luigi Giussani dire: «Guardiamo le stesse cose ma voi non vedete quello che vedo io». E quanti falsamente innocui mulini a vento macinano veleno nella società d’oggi. Termino la mia rassegna con un eroe un po’ particolare: Mozart. In realtà non ne sono un esperto, conosco qualche pezzo importante e ricordo un famoso film girato sulla sua vita che lo dipinge come un mezzo squilibrato. Ma c’è qualcosa di lui che mi colpisce e affascina in modo speciale: si tratta dell’immensa composizione del Requiem di Mozart. Ascoltando questa sinfonia si arriva a un passaggio dove si percepisce che l’autore ha voluto far entrare se stesso, il suo cuore, dentro la musica. Questo accade quando due parole cantate come un grido sovrastano tutta l’architettura musicale: il grido «Salva Me» si leva a squarciare la notte della morte. È Mozart che spogliato di ogni vanità umana invoca la luce della Salvezza. A mio parere con quest’opera si è conquistato il Paradiso.

3. L’intelligenza artificiale e l’incolmabile differenza tra l’uomo e la macchina

da Bresciaoggi 11 febbraio 2024
Di questi tempi sento rimbalzare sui social e in tv un tema che da una parte affascina per il suo possibile contributo al progresso, dall’altra preoccupa per le sue possibili implicazioni negative nel rapporto uomo macchina. Si tratta dell’intelligenza artificiale: ovvero, se ho ben capito, la creazione di macchine, anche robot umanoidi, in grado di imparare dalla esperienza in base a sofisticati algoritmi, diventare sempre più ricchi di informazioni e, in qualche modo, più intelligenti.

foto Public Domain Pictures

Qualcuno paventa già ipotesi fantascientifiche alla Asimov (meraviglioso scrittore di fantascienza) con un mondo dove le macchine sfuggono al controllo degli umani. Devo dire che francamente non sono molto preoccupato. Ho sempre in mente un episodio fantastico del telefilm culto anni ’60 «The prisoner» che facevo vedere ai miei studenti. In questo episodio il nostro eroe (perdonatemi sapete che sono fissato con gli eroi) sfida l’onnipotente computer della base nemica e lo mette fuori uso con una semplice domanda: why? Fin da bambino sono rimasto fulminato da questo apparentemente banale epilogo. Invece sta qui la abissale e incolmabile differenza tra uomo e macchina. L’uomo è dotato della capacità di domandarsi il perché delle cose, di ragionare sul suo destino; la macchina no. Il compito di attraversare il drammatico ma bel mistero della vita nessuna macchina potrà farlo per noi. Starà a noi capire perché tutta la realtà è descritta da leggi matematiche, persino la disposizione delle foglie su un ramo. Sta a noi ragionare sul mistero del male innocente, affrontare il mistero della morte. A mio parere tutta la vita ci è data per verificare se la speranza di felicità che ci è messa nel cuore sia vera o falsa tenendo conto che per arrivare a una risposta occorre ineluttabilmente attraversare una zona di mistero. È il nostro giudizio su questo mistero che ci farà attraversare il buio: se crediamo, nonostante tutto in un mistero buono lo faremo, altrimenti no. Chiudo con un episodio significativo sul mistero. Nel 1944 i bombardamenti distrussero la bellissima chiesa di San Bernardino a Siena. I frati trovarono fra le rovine alcuni frammenti del bellissimo crocefisso del 1300 ma si resero conto con stupore che la testa del Cristo spaccata conteneva uno struggente messaggio dello scultore che chiedeva perdono per i suoi peccati e per quelli della sua famiglia. Inoltre, si raccomandava di pregare per il Cristo carnale, non di adorare «il legno» da lui intagliato. Un meraviglioso messaggio che ci giunge dalla storia al prezzo della distruzione di una bellissima chiesa. Ancora una volta: mistero.

4. Che cos’è la verità? Ponzio Pilato e la domanda più grande della storia

da Bresciaoggi 24 febbraio 2024
Come ho scritto in passato non sono un coraggioso anche se invidio molto i coraggiosi. Ricordo sempre con emozione le parole del grande Papa Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger, da molti incompreso e ingiustamente sottovalutato) su San Paolo: «Come non ammirare un uomo così». E io non posso che condividere questa ammirazione. Anche se, purtroppo, io pauroso per natura mi sento più vicino ad un altro personaggio della storia: Ponzio Pilato; che ha avuto l’intuizione della domanda più grande di tutta la Storia stessa: una domanda che fa tremare, tanto che, pur avendo intuito qualcosa, non volle dare del tutto credito alla risposta.

Rembrandt, Pilato si lava le mani (foto Netherlands Institute for Art History . Public Domain)

Ma cercò in tutti i modi di salvare Gesù. Lo mandò da Erode, che da uomo intelligente intuì anche lui, ma ebbe pure lui paura e finse di non capire buttandola sul grottesco e rimandandogli Gesù vestito con una porpora regale. Per questo l’acutissimo evangelista scrive: «Da quel giorno Pilato e Erode divennero amici». Sapevano, con le loro scelte, di condividere la stessa terribile viltà nei confronti di Gesù. Invero Ponzio Pilato tentò ancora facendo fustigare in modo atroce Gesù per vedere se la folla si calmava, e infine propose lo scambio con quel brav’uomo di Barabba. Sappiamo – come sta scritto nel Vangelo – come andò a finire. Stretto fra gli ipocriti del Sinedrio e la massa esaltata degli Zeloti, con la sua mezza coorte, poche centinaia di scalcinati legionari per i quali la Palestina non era certo un premio, decise di cedere alla richiesta della folla. Peraltro marcò ancora il suo dissenso col famoso e vituperato gesto della lavanda delle mani e cedette per evitare una quasi sicura sollevazione popolare. Un vile sì, ma quanti di noi avrebbero fatto altro? Io sinceramente lo capisco e non so se avrei fatto diversamente. In ogni caso ci ha lasciato la domanda più importante della Storia a cui ogni vero uomo deve rispondere. A mio parere i guai dell’umanità stanno tutti qui. Non sappiamo più rispondere o comunque ci sono mille risposte diverse. Il risultato è il caos sociale e politico che abbiamo di fronte. Quando insegnavo e il discorso arrivava a certi livelli di profondità dicevo: «Bene ragazzi, siamo arrivati dietro le quinte laddove ognuno per avere risposte deve fare i conti con la grande domanda di Pilato: “Quid est Veritas?“». E credo che sia ancora così, per tutti noi.

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Tag:Stefano Bolla

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