• Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti
Email:
info@fondazionesanbenedetto.it
Fondazione San BenedettoFondazione San Benedetto
  • Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti

Fissiamo il Pensiero

  • Home
  • Fissiamo il Pensiero
  • La Quadrilogia sulla vita di Stefano Bolla

La Quadrilogia sulla vita di Stefano Bolla

  • Data 2 Marzo 2024

Questa settimana vogliamo proporvi la lettura di quattro lettere scritte dal nostro amico Stefano Bolla e apparse nelle ultime settimane sul quotidiano Bresciaoggi.

The other side of mirror (foto Davide Taviani CC BY-SA 4.0)

La prima di queste l’avevamo già ripresa nella nostra newsletter del 14 gennaio e ora ve la riproponiamo insieme agli altri tre nuovi testi.

Formano un corpo unico che Stefano ha voluto chiamare «quadrilogia sulla vita». Sono spunti preziosi nati dall’osservazione dell’esperienza concreta della vita che possono diventare occasione di riflessione in questo tempo che per i credenti è di Quaresima, ma che per tutti è segnato dalla drammaticità di quello che sta avvenendo nel mondo con i molti interrogativi che ci inquietano. Stefano Bolla ha 61 anni ed è stato insegnante di diritto ed economia all’istituto Capirola di Leno fino al 2021, quando ha dovuto lasciare la cattedra per motivi di salute. Oggi, oltre a prendersi giustamente cura della sua salute, mantiene viva la sua passione per la realtà attraverso la scrittura e di questo lo ringraziamo.
Chi volesse scrivere direttamente a Stefano Bolla questa è la sua mail: stefano.bolla63@gmail.com

Mese Letterario, è il momento di iscriversi

Sono aperte le iscrizioni alla 14° edizione del Mese Letterario in programma nel prossimo mese di aprile. Quest’anno non essendo disponibile l’auditorium di via Balestrieri, gli incontri si svolgeranno nel salone degli Artigianelli (via Avogadro 23 con parcheggio all’interno). Ci saranno quindi meno posti. Perciò invitiamo tutti ad iscriversi subito online sul sito dell’Associazione Mese Letterario cliccando su questo link https://www.meseletterario.it/edizione-2024. Le iscrizioni infatti saranno accettate solo sino ad esaurimento posti. Sul sito potete trovare il programma dettagliato della rassegna che ha come titolo “L’altro necessario“. Tre gli appuntamenti in programma: il 4 aprile su Italo Svevo con Valerio Capasa, l’11 aprile su James Joyce con Enrico Terrinoni e il 18 aprile su T.S. Eliot con Edoardo Rialti.   


1. Un cuore puro è l’unica speranza 

di Stefano Bolla – da Bresciaoggi 12 gennaio 2024

Egregio direttore, seguo poco i media perché sono malandato, ma la nostra società liquida sta diventando proprio un disastro. Conflitti ovunque, aumento della violenza impressionante. Le grandi potenze che badano solo a consolidare o almeno non perdere il loro potere sullo scacchiere internazionale con l’Onu ridotta a foglia di fico. La cronaca interna è dominata dai temi del femminicidio, bullismo, vandalismo. Sentire una buona notizia come quella dei due agenti che rispondono al grido disperato della 93enne sola anche a Natale e Capodanno fa gridare al miracolo. La classe politica poi, mi pare composta di mezze figure distanti anni luce dagli statisti di un tempo. Che fare: non so perché da un po’ di tempo mi risuonano in testa le parole di Braveheart, filmone di Mel Gibson sull’eroe della lotta per l’indipendenza scozzese: William Wallace.

Mel Gibson interpreta William Wallace nel film “Braveheart” (1995)

Il piccolo William perde ben presto il padre, ucciso dagli inglesi perché ribelle e lo veglia nella tenda con gli altri ribelli uccisi. Alla fine il giovane si addormenta e sogna di vedere il padre aprire gli occhi e dire: “Segui il tuo cuore William, segui il tuo cuore”. Sembra una banalità ma così non è: ogni uomo fa le sue scelte paragonandole con le esigenze di felicità e bellezza di cui il suo cuore è dotato; il problema è che tutto nella società sembra negare queste esigenze sostituendole con altre false ma che fanno comodo al potere. Consumismo sfrenato ed esaltazione della libertà. “Ma liberi da cosa, liberi da chi” dice acutamente Vasco Rossi individuando il lato negativo della libertà, la cosiddetta libertà da ogni legame che lascia alla fine soli e tristi. Ma esiste anche la libertà positiva, la libertà di partecipare, aiutarsi, volersi bene. Quanto ce ne parlò il nostro professore di Diritto, Giordano Pagnoncelli nelle lezioni sulla Costituzione. Lavorare sul cuore è l’unica speranza, disintossicarlo dal consumismo e da un’idea sbagliata di libertà che prevede solo diritti e non doveri. Famiglia. Scuola e Fede, per chi ha la fortuna di credere, dovrebbero essere gli artefici del cambiamento anche se sembra impossibile. Ma una certezza mi sostiene e cioè che il cuore dell’uomo è fatto così, ha dentro questa impronta che nessuna forza del male può cancellare. “Se non ritornerete come bambini” mi pare dicesse un tale, importante lavorare sul cuore per riportarlo alla purezza del bambino che sa per istinto cosa è bene e cosa è male, cosa è buono e cosa è cattivo.

2. Gli uomini coraggiosi e il Requiem di Mozart

da Bresciaoggi 20 gennaio 2024
Varie volte ho scritto su queste pagine denunciando quelli che sono, a mio parere, i malanni più gravi della la nostra società liquida e consumistica. Così ora ho deciso di confessare a mia volta un grave difetto: sono un pauroso e un avventuriero in pantofole. Per questo ho sempre ammirato e invidiato gli uomini coraggiosi: della storia ma anche frutto della letteratura. Tra i miei preferiti Marco Polo, Cristoforo Colombo, Annibale: dovevano essere uomini che non conoscevano la parola paura. Ma amo anche gli eroi di fantasia. Che dire del mitico Ulisse, di Corto Maltese, avventuriero gentiluomo, di Sandokan, di cui ricordo il bellissimo sceneggiato con la sigla che risvegliava anche un morto: la feci sentire persino una mattina a scuola con la scusa che ero depresso. Ultimamente poi mi sto appassionando anche a Don Chisciotte che non è affatto lo sprovveduto folle che tanta storiografia e scuola mediocre ci hanno tramandato, ma al contrario metafora dell’uomo che si mette a combattere per una verità che tutti gli altri hanno dimenticato per fare il loro comodo.

Mozart ormai malato durante la composizione del Requiem (foto Library of Congress)

Quindi non pazzo in un mondo di savi, ma savio in un mondo di pazzi. È pazzo un uomo al quale l’acutissimo Cervantes (combattente a Lepanto) mette in bocca le immortali parole: «La libertà Sancho è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano dato agli uomini, per la libertà si può e si deve mettere a repentaglio la vita stessa». Mi risponderete: «Sì ma i mulini a vento contro cui si scaglia?». Anche qui ritorno alla metafora: quante volte ho sentito il mio maestro don Luigi Giussani dire: «Guardiamo le stesse cose ma voi non vedete quello che vedo io». E quanti falsamente innocui mulini a vento macinano veleno nella società d’oggi. Termino la mia rassegna con un eroe un po’ particolare: Mozart. In realtà non ne sono un esperto, conosco qualche pezzo importante e ricordo un famoso film girato sulla sua vita che lo dipinge come un mezzo squilibrato. Ma c’è qualcosa di lui che mi colpisce e affascina in modo speciale: si tratta dell’immensa composizione del Requiem di Mozart. Ascoltando questa sinfonia si arriva a un passaggio dove si percepisce che l’autore ha voluto far entrare se stesso, il suo cuore, dentro la musica. Questo accade quando due parole cantate come un grido sovrastano tutta l’architettura musicale: il grido «Salva Me» si leva a squarciare la notte della morte. È Mozart che spogliato di ogni vanità umana invoca la luce della Salvezza. A mio parere con quest’opera si è conquistato il Paradiso.

3. L’intelligenza artificiale e l’incolmabile differenza tra l’uomo e la macchina

da Bresciaoggi 11 febbraio 2024
Di questi tempi sento rimbalzare sui social e in tv un tema che da una parte affascina per il suo possibile contributo al progresso, dall’altra preoccupa per le sue possibili implicazioni negative nel rapporto uomo macchina. Si tratta dell’intelligenza artificiale: ovvero, se ho ben capito, la creazione di macchine, anche robot umanoidi, in grado di imparare dalla esperienza in base a sofisticati algoritmi, diventare sempre più ricchi di informazioni e, in qualche modo, più intelligenti.

foto Public Domain Pictures

Qualcuno paventa già ipotesi fantascientifiche alla Asimov (meraviglioso scrittore di fantascienza) con un mondo dove le macchine sfuggono al controllo degli umani. Devo dire che francamente non sono molto preoccupato. Ho sempre in mente un episodio fantastico del telefilm culto anni ’60 «The prisoner» che facevo vedere ai miei studenti. In questo episodio il nostro eroe (perdonatemi sapete che sono fissato con gli eroi) sfida l’onnipotente computer della base nemica e lo mette fuori uso con una semplice domanda: why? Fin da bambino sono rimasto fulminato da questo apparentemente banale epilogo. Invece sta qui la abissale e incolmabile differenza tra uomo e macchina. L’uomo è dotato della capacità di domandarsi il perché delle cose, di ragionare sul suo destino; la macchina no. Il compito di attraversare il drammatico ma bel mistero della vita nessuna macchina potrà farlo per noi. Starà a noi capire perché tutta la realtà è descritta da leggi matematiche, persino la disposizione delle foglie su un ramo. Sta a noi ragionare sul mistero del male innocente, affrontare il mistero della morte. A mio parere tutta la vita ci è data per verificare se la speranza di felicità che ci è messa nel cuore sia vera o falsa tenendo conto che per arrivare a una risposta occorre ineluttabilmente attraversare una zona di mistero. È il nostro giudizio su questo mistero che ci farà attraversare il buio: se crediamo, nonostante tutto in un mistero buono lo faremo, altrimenti no. Chiudo con un episodio significativo sul mistero. Nel 1944 i bombardamenti distrussero la bellissima chiesa di San Bernardino a Siena. I frati trovarono fra le rovine alcuni frammenti del bellissimo crocefisso del 1300 ma si resero conto con stupore che la testa del Cristo spaccata conteneva uno struggente messaggio dello scultore che chiedeva perdono per i suoi peccati e per quelli della sua famiglia. Inoltre, si raccomandava di pregare per il Cristo carnale, non di adorare «il legno» da lui intagliato. Un meraviglioso messaggio che ci giunge dalla storia al prezzo della distruzione di una bellissima chiesa. Ancora una volta: mistero.

4. Che cos’è la verità? Ponzio Pilato e la domanda più grande della storia

da Bresciaoggi 24 febbraio 2024
Come ho scritto in passato non sono un coraggioso anche se invidio molto i coraggiosi. Ricordo sempre con emozione le parole del grande Papa Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger, da molti incompreso e ingiustamente sottovalutato) su San Paolo: «Come non ammirare un uomo così». E io non posso che condividere questa ammirazione. Anche se, purtroppo, io pauroso per natura mi sento più vicino ad un altro personaggio della storia: Ponzio Pilato; che ha avuto l’intuizione della domanda più grande di tutta la Storia stessa: una domanda che fa tremare, tanto che, pur avendo intuito qualcosa, non volle dare del tutto credito alla risposta.

Rembrandt, Pilato si lava le mani (foto Netherlands Institute for Art History . Public Domain)

Ma cercò in tutti i modi di salvare Gesù. Lo mandò da Erode, che da uomo intelligente intuì anche lui, ma ebbe pure lui paura e finse di non capire buttandola sul grottesco e rimandandogli Gesù vestito con una porpora regale. Per questo l’acutissimo evangelista scrive: «Da quel giorno Pilato e Erode divennero amici». Sapevano, con le loro scelte, di condividere la stessa terribile viltà nei confronti di Gesù. Invero Ponzio Pilato tentò ancora facendo fustigare in modo atroce Gesù per vedere se la folla si calmava, e infine propose lo scambio con quel brav’uomo di Barabba. Sappiamo – come sta scritto nel Vangelo – come andò a finire. Stretto fra gli ipocriti del Sinedrio e la massa esaltata degli Zeloti, con la sua mezza coorte, poche centinaia di scalcinati legionari per i quali la Palestina non era certo un premio, decise di cedere alla richiesta della folla. Peraltro marcò ancora il suo dissenso col famoso e vituperato gesto della lavanda delle mani e cedette per evitare una quasi sicura sollevazione popolare. Un vile sì, ma quanti di noi avrebbero fatto altro? Io sinceramente lo capisco e non so se avrei fatto diversamente. In ogni caso ci ha lasciato la domanda più importante della Storia a cui ogni vero uomo deve rispondere. A mio parere i guai dell’umanità stanno tutti qui. Non sappiamo più rispondere o comunque ci sono mille risposte diverse. Il risultato è il caos sociale e politico che abbiamo di fronte. Quando insegnavo e il discorso arrivava a certi livelli di profondità dicevo: «Bene ragazzi, siamo arrivati dietro le quinte laddove ognuno per avere risposte deve fare i conti con la grande domanda di Pilato: “Quid est Veritas?“». E credo che sia ancora così, per tutti noi.

RispondiInoltra

Aggiungi reazione

Tag:Stefano Bolla

  • Condividi
piergiorgio

Articolo precedente

Se uno studente si butta dalla finestra
2 Marzo 2024

Prossimo articolo

Navalny e l’aborto in Francia, la vita oltre violenza e ideologia
9 Marzo 2024

Ti potrebbe interessare anche

Pasqua, com’è possibile crederci?
4 Aprile, 2026

Questa settimana anticipiamo al sabato l’invio della nostra newsletter «Fissiamo il pensiero». Domani infatti è Pasqua, cioè la Resurrezione di Gesù. «Com’è possibile crederci?». Se lo chiede ripetutamente l’attore e comico Giacomo Poretti in un breve articolo che vi invitiamo a leggere pubblicato martedì dall’Osservatore Romano. È il nostro modo di fare gli auguri pasquali a tutti coloro che ci seguono. Com’è possibile credere alla resurrezione di fronte all’inevitabilità della morte? Eppure la realtà, a partire dal succedersi delle stagioni – scrive Poretti -, è piena di indizi che ci dicono, se li vogliamo cogliere, che «la vita non è un accidente momentaneo e doloroso» destinata al fallimento della morte e che il corpo di Gesù risorto è un «regalo di eternità». Un regalo che rivela una bellezza nascosta a cui ciascuno di noi è chiamato.

A proposito di bellezza, lunedì scorso nella sede della San Benedetto un gruppo di amici si è ritrovato per vedere insieme il film «Andrej Rublëv», capolavoro del regista russo Andrej Tarkovskij realizzato a metà degli anni ’60. Ruota attorno alla figura di Rublëv, grande pittore di icone vissuto fra il XIV e il XV secolo in una Russia travolta dalle scorrerie delle orde tartare. La celebre icona della Trinità è la sua opera più famosa. È «il dipinto più bello del mondo», scrive Adriano Sofri in un articolo (lo potete leggere sul nostro sito) pubblicato tre anni fa sul Foglio, raccontando le vicissitudini odierne dell’icona nella Russia di Putin. Ecco la Fondazione San Benedetto, oltre agli incontri pubblici attraverso cui in tanti ci hanno conosciuto, è prima di tutto un luogo di incontro e di amicizia nel quale semplicemente ci si può trovare una sera per vedere un grande film e fare un’esperienza reale, non artificiale, di bellezza. 

Mese letterario, un antidoto ai social, giovedì s’inizia

Giovedì 9 aprile alle 20.45 a Brescia, nell’auditorium degli Artigianelli (ingresso in via Avogadro 23 con parcheggio interno) si aprirà la sedicesima edizione del Mese letterario. In programma l’incontro sul poeta inglese Samuel Taylor Coleridge che sarà presentato da Edoardo Rialti. Il Mese letterario è un sano antidoto all’uso dei social, per respirare alcune ore di vera libertà. In preparazione a questo appuntamento vi segnaliamo l’intervista a Rialti rilasciata al quotidiano online ilsussidiario.net (la trovate a questo link). Si raccomanda di arrivare in anticipo per ritirare il tesserino d’ingresso e consentire l’inizio puntuale dell’incontro.

Habermas/Ratzinger, spunti da un dialogo che ci riguarda
28 Marzo, 2026

Una democrazia può reggersi solo su un insieme di procedure o di norme costituzionali o c’è qualcosa di più? È ancora possibile ricercare un bene condiviso anche partendo da punti vista diversi o siamo destinati a logorarci in una polarizzazione continua? L’esperienza religiosa che contributo può dare alla vita pubblica? È utile solo per fornire un supporto etico o può dare una prospettiva diversa, più allargata, alla nostra ragione laica attorno a cui si sono formate le nostre società occidentali? Una ragione che oggi appare sempre più smarrita e afona davanti alle nuove sfide a cominciare da quelle portate dall’avvento dell’intelligenza artificiale. A ben vedere sono tutte questioni molto legate anche alle cronache quotidiane di questi tempi. Proprio su questi temi si era molto interrogato Jürgen Habermas, uno dei maggiori filosofi contemporanei, allievo di Adorno e Horkheimer, e ultimo rappresentante della Scuola di Francoforte, morto due settimane fa. Nel 2004 a Monaco fu protagonista di un dialogo con l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Il testo è stato pubblicato anche in italiano dall’editrice bresciana Morcelliana. Pur provenendo da una formazione laica e non credente Habermas ha dedicato molta attenzione al rapporto tra fede e ragione. Il suo dialogo con Ratzinger ruotava attorno a una domanda chiave: la democrazia moderna può prescindere completamente dalla religione o ha bisogno delle sue risorse morali? Una domanda ancor più attuale oggi in un’epoca in cui, anche in Italia, il modello democratico attraversa una crisi profonda. Su quel dialogo fra Habermas e Ratzinger vogliamo proporvi la lettura di un articolo di Fernando De Haro, pubblicato dal quotidiano online ilsussidiario.net. Dal dialogo emergevano alcuni punti comuni. Entrambi rifiutavano il relativismo morale assoluto così come il fondamentalismo religioso. Sottolineavano inoltre la necessità di una «reciproca purificazione»: la fede deve accettare la critica razionale per evitare derive ideologiche, mentre la ragione deve riconoscere che non tutto è riducibile alla tecnica o alla logica strumentale. La religione può quindi avere un ruolo pubblico, purché sappia tradurre i propri contenuti in un linguaggio comprensibile a tutti i cittadini. La fede, sottolinea De Haro, non è «un razzo» che «sale in cielo privandosi dei pezzi inferiori che hanno reso possibile il lancio – la ragione e l’umanità – e si eleva senza fardelli». È un fatto di «laicità e umanità». «Il miglior tributo che possiamo rendere al compianto Habermas – conclude l’articolo – è quello di riscoprire la sua intuizione secondo cui la fede non è fine a se stessa. La fede è utile per liberare la ragione dal suo vicolo cieco. E questo non si conquista unicamente, né fondamentalmente, attraverso un esercizio filosofico: è una conquista che riguarda soprattutto la vita quotidiana».

Al Mese letterario per riscoprire il gusto della lettura
21 Marzo, 2026

Leggere per vivere. È il suggerimento che vogliamo rilanciare questa settimana e che ci arriva dalle pagine di un libro di Giuseppe Montesano, scrittore e insegnante napoletano. Sul nostro sito ne riprendiamo alcuni brevi passaggi perché li sentiamo molto corrispondenti alle ragioni per cui, dal 2010 a oggi, ogni anno proponiamo il Mese letterario. Nel prossimo mese di aprile si svolgerà a Brescia la sedicesima edizione che ha come titolo «Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». Ricordiamo che per partecipare è richiesta l’iscrizione che si può già fare gratuitamente sul sito dell’Associazione Mese letterario. Consigliamo di iscriversi al più presto perché i posti disponibili sono in via di esaurimento. In tutti questi anni il Mese letterario, oltre alla bellezza di incontri carichi di fascino che risvegliano l’attenzione e l’intelligenza, è stato anche un grande invito a scoprire o riscoprire l’esperienza della lettura. Questa non è un esercizio fine a sé stesso o un vezzo «culturale». «Non si tratta più di passare il tempo o di ingannare la noia – scrive Montesano -, non si tratta di accrescere la propria cultura quantitativa e non si tratta di apprendere cose specialistiche: quando si legge per vivere, ciò che va in pezzi è la prigione in cui ognuno è chiuso, e quando la propria gabbia si è rotta, l’esperienza della libertà è così esaltante che cominciamo a vedere con dolore anche le gabbie altrui: e non ci basta essere liberi da soli in un mondo di prigionieri». Soprattutto, continua Montesano, «quando cominciamo a leggere per vivere la lettura diventa una continua scoperta, e ci accorgiamo che le parole che interpretiamo sono diverse dagli specchi che ci rassicurano facendoci vedere sempre uguali a noi stessi».
In sintesi ecco il programma, con autori, date e relatori del Mese letterario 2026. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30 nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si inizierà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore, ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalla primissime edizioni.
Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.

Cerca

Categorie

  • Fissiamo il Pensiero
  • I nostri incontri
    • I nostri incontri – 2015
    • I nostri incontri – 2016
    • I nostri incontri – 2017
    • I nostri incontri – 2018
    • I nostri incontri – 2019
    • I nostri incontri – 2021
    • I nostri incontri – 2022
    • I nostri incontri – 2023
    • I nostri incontri – 2024
    • I nostri incontri – 2025
    • I nostri incontri – 2026
  • Mese Letterario
    • 2010 – I Edizione
    • 2011 – II Edizione
    • 2012 – III Edizione
    • 2013 – IV Edizione
    • 2014 – V Edizione
    • 2015 – VI Edizione
    • 2016 – VII Edizione
    • 2017 – VIII Edizione
    • 2018 – IX Edizione
    • 2019 – X Edizione
    • 2021 – XI Edizione
    • 2023 – XIII Edizione
    • 2024 – XIV Edizione
    • 2025 – XV Edizione
  • Scuola San Benedetto – edizioni passate
  • Tutti gli articoli

Education WordPress Theme by ThimPress. Powered by WordPress.

VUOI SOSTENERCI?

Siamo una fondazione che ha scelto di finanziarsi con il libero contributo di chi ne apprezza l’attività

Voglio fare una donazione
Borgo Wührer, 119 - 25123 Brescia
info@fondazionesanbenedetto.it

Resta sempre aggiornato

Iscriviti subito alla nostra newsletter per non perderti le attività e gli eventi organizzati dalla Fondazione San Benedetto.

Iscriviti

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Copyright © Fondazione San Benedetto Educazione e Sviluppo

Mappa del sito | Privacy Policy | Cookie Policy

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Privacy Policy | Cookie Policy

Fondazione San Benedetto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}