• Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti
Email:
info@fondazionesanbenedetto.it
Fondazione San BenedettoFondazione San Benedetto
  • Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti

Fissiamo il Pensiero

  • Home
  • Fissiamo il Pensiero
  • L’ira e la pietà

L’ira e la pietà

  • Data 6 Giugno 2021

«Non si hanno cambiamenti nella prassi musicale senza cambiamenti politici» afferma Platone nella Repubblica, citando un detto del maestro di musica Damone, consigliere di Pericle nella prodigiosa Atene del V secolo. Questa frase mi è tornata in mente dopo il recente successo dei Måneskin con la canzone «Zitti e buoni», dell’album intitolato non a caso «Teatro d’ira», le cui note appartengono al rock e alla sua essenza di catalizzatore di energie giovanili, orientate a spezzare le catene da cui ogni generazione si sente oppressa dalla precedente. È il rock dell’ira. A differenza della rabbia, emozione reattiva che si esaurisce con l’estinguersi di ciò che la provoca, l’ira è un sentimento attivo che nasce da un mancato riconoscimento, un’ingiustizia contro la propria identità (il dies irae, giorno dell’ira, musicato da Mozart nel Requiem come se fosse presente, è il giorno del giudizio, quando tutto sarà regolato secondo verità). I Måneskin urlano di essere «fuori» da un sistema che non li riconosce e li vuole «zitti e buoni». Che cosa non viene riconosciuto? La risposta è nella canzone «Vent’anni» dello stesso disco: «Non ti stupire se dal niente faccio drammi / Ho paura di lasciare al mondo soltanto denaro / che il mio nome scompaia tra quelli di tutti gli altri». L’ira è il frutto del mancato riconoscimento del nome, un sentimento oggi molto diffuso tra i giovani.

La letteratura occidentale comincia proprio con la parola greca che indica l’ira: menis. Il poeta dell’Iliade chiede alla Musa: «L’ira cantami, o dea, di Achille». Il centro del poema omerico non è la guerra di Troia, quello è solo il contesto, ma l’ira dell’eroe. Un’ira che si scatena a difesa del suo destino, per il mancato riconoscimento del suo nome: egli ha scelto di vivere poco morendo però gloriosamente, ma Agamennone gli ha sottratto il bottino che certifica la sua grandezza. L’ira di Achille non è un capriccio ma la protezione del suo destino: se l’uomo vale quanto la memoria che lascia, il nome di Achille non può essere scalfito, altrimenti la sua scelta di morire giovane non serve a nulla. Achille non può perdere la sua unicità di eroe superiore a tutti gli altri. Infatti dopo il suo ritiro dalla battaglia, i Greci non riescono più a prevalere sui Troiani. La menis, l’ira di Achille, non è la mera collera umana, ma un sentimento divino, infatti il termine è utilizzato da Omero per ciò che provano gli dei quando l’ordine del mondo (almeno quello che ritengono tale) è minacciato: Achille, eroe divino, prova l’ira di Zeus, non quella degli uomini. «L’ira di dio» rimane infatti un’espressione metaforica per indicare, ancora oggi, una catastrofe che rimette le cose in ordine. Urlare di essere «fuori di testa» non è fare professione di pazzia, ma tirarsi «fuori» da una cultura che impedisce di avere un nome e di lasciare un’eredità che non sia solo in denaro. La canzone riesce a interpretare un sentimento generazionale in cerca di rappresentazione. Il rock dà all’ira la forma dell’urlo contro un mondo in cui «manca l’aria». Piaccia o no il loro stile e la loro musica, l’ira va in scena («Teatro d’ira» per l’appunto). Ma riuscirà a uscirne? Scenderà dal palco e diventerà azione che cambia il corso delle cose? Non lo so, ma sono convinto, come Platone, del fatto che un tale riscontro mostra un «sentimento popolare», come direbbe il compianto Battiato, lui che aveva usato con la sua audacia sperimentale proprio il primo verso dell’Iliade in «Cuccurucucu Paloma».

L’ira di Achille, alla morte dell’amico Patroclo per mano di Ettore, si trasforma in collera umana, rabbia (cholos: la bile), che porta Achille a tornare in battaglia. La sua vendetta è la conferma di quello stesso bisogno di riconoscimento, ma mentre prima si era tirato fuori dall’agone per l’offesa di un suo compagno d’armi, ora ci rientra perché Ettore, suo rivale, gli ha tolto ciò che Achille riteneva suo. L’Iliade però non finisce con il trionfo dell’eroe sul nemico, ma con l’incontro tra Achille e il padre di Ettore, il vecchio re Priamo, prostrato davanti a lui per chiedere il corpo devastato del figlio così da dargli sepoltura. In quel momento Achille si trova davanti alla verità: la guerra è solo la costruzione di una identità apparente, basata sulla violenza che divide il mondo in oppressi e oppressori, per smania di autoaffermazione (il potere dà la dolce illusione di esistere di più), come ha svelato Simone Weil nel suo libro sull’Iliade, mentre la grandezza dell’uomo è nella pietà: un padre che si umilia per avere indietro almeno il corpo del figlio. L’ira non basta, ci vuole la pietà, questo rende l’uomo grande: rompe la dinamica oppressi/oppressori e apre al riconoscimento di sé e dell’altro. Spero che alla musica dell’Ira dei ventenni risponda quella della Cura del settantenne Battiato: «Perché sei un essere speciale/ Ed io avrò cura di te/ Io sì, che avrò cura di te».

Alessandro D’Avenia

Corriere della Sera – 31 maggio 2021 

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/21_maggio_31/81-cantami-l-ira-886579e6-c185-11eb-9815-2e1f995dd6a2.shtml?refresh_ce

  • Condividi
piergiorgio

Articolo precedente

Dentro il dramma un bene inaspettato
6 Giugno 2021

Prossimo articolo

Per non accontentarsi di tornare alla normalità
13 Giugno 2021

Ti potrebbe interessare anche

Non lamentarsi ma costruire ponti, la nostra sfida. Invito a due incontri
28 Febbraio, 2026

In una società nella quale il dibattito pubblico su qualsiasi tema è sempre più polarizzato, dove sembra diventato impossibile far convivere e dialogare esperienze e posizioni diverse, dove chi non appartiene alla propria parte politica per principio sbaglia qualunque cosa faccia, dove l’avversario è un nemico e alimentare il rancore è lo sport preferito, costruire un luogo di amicizia che metta al centro l’incontro con l’altro è una sfida che può apparire ardua e, per qualcuno, inutile («è tempo perso, sappiamo già come la pensa»). La storia della Fondazione San Benedetto racconta proprio questa sfida. Già nella scelta stessa del nome – San Benedetto – c’è l’indicazione chiara di una traiettoria ideale e, al tempo stesso, di un metodo: non perdere tempo a lamentarsi dei tempi che viviamo, ma creare relazioni e costruire ponti che rappresentino un passo nuovo, positivo e costruttivo negli ambiti di vita e nella società. In fondo è una declinazione pratica di cosa voglia dire essere un corpo intermedio in un’epoca nella quale a tutti i livelli si tende invece a promuovere la disintermediazione come modello a cui ispirarsi. Nel suo percorso ventennale la fondazione ha trovato nei papi che si sono succeduti, prima Benedetto XVI e poi Francesco, e ora Leone XIV, dei punti di riferimento a cui guardare per vivere con adeguato «spirito critico» il momento storico presente. 

Se si dovesse descrivere cosa fa la San Benedetto si potrebbe elencare una lunga serie di iniziative, talvolta dettate dall’attualità ma più spesso dal desiderio di dialogare con personalità o testimoni dei più diversi orientamenti ideali, culturali o politici. Questa vivacità culturale è solo l’espressione di una vita che cresce non secondo un programma predefinito, ma in modo creativo valorizzando le realtà e le persone incrociate nel proprio percorso. Altrettanto numerosi sono gli aiuti messi a disposizione: si va dall’erogazione di borse di studio, alla promozione e al sostegno di progetti come la ricostruzione ad Aleppo in Siria di una palazzina per otto famiglie distrutta dai bombardamenti oppure in Libano, in collaborazione con Avsi, di una scuola e di un centro sociale in un’area duramente provata dalla guerra. Questo modo di porsi ha portato la San Benedetto a essere riconosciuta pubblicamente come un bene per il territorio in cui opera. Oltre alla sempre significativa partecipazione ai suoi eventi, lo confermano le donazioni private che riceve da imprenditori e da singole persone, anche attraverso lasciti testamentari. 

La «Vita eterna» di Bazoli in dialogo coi giovani
21 Febbraio, 2026

Lunedì 2 marzo alle 17.30 a Brescia, nell’aula magna dell’Università Cattolica in via Trieste 17, verrà presentato il libro di Giovanni Bazoli «Vita eterna – Conversazioni con i miei nipoti». L’incontro, di cui sotto trovate l’invito, è promosso da Editrice Morcelliana, Fondazione San Benedetto e Università Cattolica. Che un personaggio pubblico come il presidente emerito di Intesa Sanpaolo abbia sentito la necessità, attraverso un dialogo con i suoi nipoti, di mettere a tema argomenti fondamentali come il senso e il destino della vita, che normalmente vengono omessi o accuratamente evitati nel dibattito oppure relegati nella sfera del privato, è già di per sé un fatto interessante, che merita attenzione. Lo è ancora di più perché tali argomenti non vengono affrontati in modo astratto o accademico, ma mettendosi a confronto su un piano esistenziale con dei giovani che oggi spesso si sentono distanti dalle verità della fede cristiana. E questo nella consapevolezza profonda che si può essere conquistati dall’esperienza della fede «solo per attrazione», come sottolineava papa Francesco. In preparazione all’incontro oggi vi invitiamo a leggere l’intervista che Bazoli ha rilasciato nelle scorse settimane al quotidiano La Repubblica in occasione dell’uscita del libro.

Jovanotti: «Così Sammy ci ha insegnato l’essenziale»
14 Febbraio, 2026

Nella newsletter della scorsa settimana abbiamo voluto mettere a tema la questione dei giovani. Non ci interessa però parlarne in termini sociologici, come se si trattasse di una categoria sociale da analizzare in base a tendenze, stili di vita, ecc. Altri lo sanno fare meglio e sono più attrezzati. A noi interessano i giovani come persone reali, nella loro singolarità come nel loro mettersi insieme. Per questo oggi vogliamo segnalarvi la storia di un giovane che, dentro una condizione oggettivamente molto difficile, è diventato con la sua presenza suscitatore di una positività straordinaria. Stiamo parlando di Sammy Basso, il giovane, biologo e ricercatore, morto a ottobre 2024 all’età di 28 anni, affetto da una malattia genetica rarissima, la progeria, che porta all’invecchiamento precoce. In questi giorni è stato pubblicato un libro, edito da San Paolo, nel quale i suoi genitori raccontano la vita con lui. La prefazione, che vi invitiamo a leggere, è stata scritta da Jovanotti. Il cantautore si sofferma sulla sua amicizia con Sammy: «A scuola ci insegnano che il cuore è un muscolo involontario. Poi nella vita può capitare di imparare che sì, è involontario, ma fino a un certo punto. Ci sono incontri, azioni, cose che ci succedono che ci insegnano a risvegliarlo – scrive Jovanotti -, lo allenano, lo ingrandiscono, lo rendono più vivo, perfino un po’ “volontario”. Sono soprattutto gli incontri. Io ho incontrato Sammy ed è stata una benedizione sentire il suo affetto e la sua amicizia, ma incontrando lui ho incontrato un mondo di cui lui era un luminoso vitale energetico centro di gravità». Bellissima la conclusione della prefazione: «Sammy nella sua breve e infinita vita ci ha insegnato l’essenziale, che è vivere, un giorno alla volta, con gratitudine e coraggio».

In questi giorni ci ha colpito anche la storia di James Van Der Beek, un noto attore di serie tv, morto per un cancro. La malattia gli era stata diagnosticata nel 2023 e un anno dopo in un video aveva raccontato come fosse cambiata la sua vita.

Cerca

Categorie

  • Fissiamo il Pensiero
  • I nostri incontri
    • I nostri incontri – 2015
    • I nostri incontri – 2016
    • I nostri incontri – 2017
    • I nostri incontri – 2018
    • I nostri incontri – 2019
    • I nostri incontri – 2021
    • I nostri incontri – 2022
    • I nostri incontri – 2023
    • I nostri incontri – 2024
    • I nostri incontri – 2025
    • I nostri incontri – 2026
  • Mese Letterario
    • 2010 – I Edizione
    • 2011 – II Edizione
    • 2012 – III Edizione
    • 2013 – IV Edizione
    • 2014 – V Edizione
    • 2015 – VI Edizione
    • 2016 – VII Edizione
    • 2017 – VIII Edizione
    • 2018 – IX Edizione
    • 2019 – X Edizione
    • 2021 – XI Edizione
    • 2023 – XIII Edizione
    • 2024 – XIV Edizione
    • 2025 – XV Edizione
  • Scuola San Benedetto – edizioni passate
  • Tutti gli articoli

Education WordPress Theme by ThimPress. Powered by WordPress.

VUOI SOSTENERCI?

Siamo una fondazione che ha scelto di finanziarsi con il libero contributo di chi ne apprezza l’attività

Voglio fare una donazione
Borgo Wührer, 119 - 25123 Brescia
info@fondazionesanbenedetto.it

Resta sempre aggiornato

Iscriviti subito alla nostra newsletter per non perderti le attività e gli eventi organizzati dalla Fondazione San Benedetto.

Iscriviti

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Copyright © Fondazione San Benedetto Educazione e Sviluppo

Mappa del sito | Privacy Policy | Cookie Policy

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Privacy Policy | Cookie Policy

Fondazione San Benedetto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}