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Tamaro: la vita è qualcosa di appassionante

  • Data 27 Gennaio 2024

In occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Il vento soffia dove vuole” la scrittrice Susanna Tamaro, che ricordiamo anche per essere stata nostra ospite cinque anni fa al Mese Letterario, ha rilasciato un’interessante intervista che riprendiamo da Vatican News, nella quale spazia dai legami familiari alla condizione dei giovani, dal ruolo della cultura e degli artisti all’invasione dei media negli spazi della vita, per arrivare fino alla fede. “Noi – sottolinea nell’intervista – immaginiamo la fede come un obbedire supinamente a delle cose che ci vengono ordinate dall’alto ma non è così, ora più che mai Dio ama i ribelli a questo mondo che va verso la barbarie, verso la follia, verso la disumanità più totale”. Un testo che vi invitiamo a leggere integralmente (è disponibile anche la versione audio dell’intervista) per i numerosi spunti di riflessione che offre in un momento di smarrimento come quello che stiamo vivendo segnato dalla tragedia della guerra.      

Ultimi giorni per acquistare i biglietti per lo spettacolo teatrale “Father & Freud”

Giovedì 1 febbraio alle 21 a Brescia, al Teatro Der Mast di via Carducci 17/E, promosso dalla Fondazione San Benedetto è in programma lo spettacolo “Father & Freud” con Glauco Maria Genga e Giovanni Spadaro, musiche di Andrea Motta e regia di Adriana Bagnoli. Uno psicoanalista e psichiatra insieme a un giovane attore portano per la prima volta a teatro una pagina poco nota della vita e del pensiero di Sigmund Freud. Il suo viaggio ad Atene nel 1904 e lo stupore di fronte alla bellezza dell’Acropoli accendono una luce nuova sul tema che da sempre è il cuore della riflessione filosofica e psicoanalitica: il padre. La sfida dello spettacolo è quella di portare il pubblico dentro la quotidianità di un genio, avvicinando la sua vita prima che le sue opere. Non ci rivolgiamo solo agli addetti ai lavori, che troveranno comunque un approfondimento storico e biografico molto fedele, ma anche ai neofiti, ai giovani, a chi non ne sa nulla, perché semplicemente possa avvenire l’entusiasmante incontro con un uomo e con il suo pensiero. 

Il biglietto costa 20 euro (più il fee di prevendita) e va acquistato online cliccando il seguente link  https://www.ticketsms.it/event/Father-And-Freud-Der-Mast-2024-02-01


“Dio ama i ribelli”

intervista a Susanna Tamaro di Adriana Masotti – 21 gennaio 2024

da Vatican News – Radio Vaticana

“Un inno alla forza dei legami famigliari e all’importanza di dare un senso alla nostra vita”: così si presenta il più recente libro di Susanna Tamaro Il vento soffia dove vuole, pubblicato dall’editrice Solferino.

La scrittrice Susanna Tamaro (foto Fondazione San Benedetto)

La descrizione che si trova nella seconda di copertina del volume prosegue: “Ci sono momenti nella vita in cui si sente il bisogno di prendersi una pausa e ripercorrere con calma le tappe della nostra esistenza. Così Chiara, alla soglia dei sessant’anni, approfittando dell’improvviso silenzio che avvolge la sua casa in collina, decide di scrivere tre lettere”. La prima ad Alisha, la figlia adottiva di origini indiane, la seconda a Ginevra, la figlia naturale, e la terza al marito Davide, pensando che un giorno la leggerà anche il figlio Elia, ancora troppo piccolo. A legare tutte è il sentimento dell’amore della madre, declinato nei diversi linguaggi in cui si esprime nei confronti degli altri. “Il vento soffia dove vuole ci cattura, ci consola e ci guarisce”, si legge ancora nell’introduzione e, al microfono di Vatican News/Radio Vaticana, l’autrice afferma che il suo desiderio era donare un po’ di bellezza e di speranza ai lettori in un tempo particolarmente triste e difficile.

“L’espediente di Chiara, la protagonista, di scrivere lettere ai membri della sua famiglia – scrive L’Osservatore Romano il 2 dicembre scorso nella recensione al volume – non è nuovo, ma attraverso la descrizione della relazione con ciascuno di essi racconta frammenti importanti della sua vita. In ciascuno lei scende molto in profondità nei pensieri e nelle emozioni che si trovano al centro del suo cuore”. Nel racconto emerge il percorso di Chiara che la porta da un’iniziale indifferenza nei riguardi del trascendente fino alla conquista della fede e al battesimo ricevuto insieme al piccolo Elia. “Pagina dopo pagina – scrive ancora il quotidiano vaticano – si dipanano i giorni di una donna forte che ha vissuto gli ultimi 40 anni della nostra storia e se non è stata protagonista della Storia, ne ha attraversato le derive approdando a una propria sintesi che nella piccola storia di ogni giorno ha bisogno di essere rivista e consolidata”. Prendendo spunto dal libro Il vento soffia dove vuole, i temi di conversazione con Susanna Tamaro sono numerosi e di grande attualità, sia che si tratti della “dittatura” dei social, dei rapporti tra genitori e figli, dell’accoglienza della vita, sia che si voglia ragionare dei legami famigliari e dell’amore, o ancora della dimensione spirituale spesso oggi negata o scarsamente presa in considerazione.

Susanna Tamaro, cominciamo dalla struttura del libro: come in alcuni dei precedenti, lei affida alla forma della lettera il racconto della storia e dei sentimenti dei protagonisti. Perché questa scelta, perché scrivere lettere quando quasi nessuno più oggi le scrive, che cosa rappresenta per lei scrivere una lettera?

Effettivamente scrivere lettere è per me una forma di ribellione a questo tempo che divora ogni sentimento, ogni emozione, ogni pensiero. Ho letto che le Poste stanno togliendo tutte le cassette delle lettere perché non servono più. È stato un atto di continuazione di Va dove ti porta il cuore anche se in quello c’era un’unica voce, mentre qui volevo far sentire una sinfonia di voci che si completavano a vicenda. È stato molto difficile, perché intrecciare tre lettere a tre persone diverse raccontando gli stessi eventi è stato molto impegnativo dal punto di vista narrativo, ma penso anche importante perché solo la lettera ci permette di andare in fondo all’anima, in fondo ai pensieri, di non mentire, di non nascondere e di metterci a nudo in maniera innocente.

Partendo dalle pagine del suo libro abbiamo modo di affrontare tanti temi. Ad esempio, la difficoltà della coppia della storia ad una nuova maternità dopo un’interruzione di gravidanza, ma anche della decisione non facile di accogliere un figlio non proprio…

Sì, è un libro in fondo tutto sulla maternità, su che cos’è accogliere la vita: un figlio non voluto, rifiutato, un figlio che arriva non si sa da quale storia, e un figlio diciamo ufficiale, dunque c’è l’amore oblativo verso il figlio adottato, l’amore rifiutato e poi l’amore classico di una madre perché credo che in questo tempo siamo tanto carenti di amore materno. La nostra è una società sempre più selvaggia, sempre più crudele, le donne inseguono miti che le sradicano da loro stesse, e l’idea che l’amore è accoglienza, ascolto, crescita e accettazione anche della diversità è ormai scomparsa dal nostro orizzonte. Ma quando hai un figlio adottivo e un figlio tuo, già ti devi confrontare con due realtà molto diverse, ma entrambe immerse nell’amore, così come quel figlio che avevi rifiutato – e che non è una massa di cellule come si dice adesso e che comunque sarebbe diventato un bambino – dunque anche quello è un amore, è una voragine, ma c’è quella voragine e non si può ignorare.

L’incontro di Chiara con Davide, il futuro marito, è un incontro tra due mondi differenti e viene fuori la difficoltà ad amare, ad essere amati, ma anche la difficoltà ad impegnarsi per la vita. È un po’ un ritratto della nostra società? 

Sì, volevo fare un personaggio maschile positivo perché il mondo non è fatto di uomini stupratori, maltrattatori ecc…, ci sono tanti uomini, ringraziando il cielo, degni di questo nome. Davide è un uomo forte, che ha dei valori, è un uomo che crede nella famiglia e viene da un mondo socialmente opposto a quello di Chiara, e questo era molto importante da raccontare per dire come si superano le differenze sempre attraverso l’amore.

Nel libro è presente con forza il tema del trascendente e della fede, anche dei limiti e delle nostre fragilità. Insomma, mi sembra che lei voglia dire che la persona umana, noi, siamo più di quello che ci fanno credere di essere, dei meri consumatori ad esempio…

Assolutamente, il discorso della fede è centrale qui come in tutti i miei libri, ma in questo raggiunge il punto finale in qualche modo, perché Chiara proviene da una famiglia atea, non è neanche battezzata, mentre Davide viene da una famiglia cattolica e questo si percepisce nella sua solidità rispetto alla fragilità di Chiara, ma Chiara ha questo anelito da sempre, perché è un anelito che noi abbiamo nell’anima dalla nascita ma che viene totalmente negato dalla società che ci vuole consumatori e manipolabili. E invece la persona umana è di una enorme complessità e dunque Chiara fa un cammino di fede e il marito non fa nulla mai per convincerla, ma la vita accanto a lui la porta a capire che quello è il percorso che le darà la totalità della vita. E alla fine, dove si dice che Dio ama i ribelli è vero: noi immaginiamo la fede come un obbedire supinamente a delle cose che ci vengono ordinate dall’alto ma non è così, ora più che mai Dio ama i ribelli a questo mondo che va verso la barbarie, verso la follia, verso la disumanità più totale.

E poi il tema del dolore: Davide, medico pediatra, viene accusato falsamente di pedofilia e qui emerge la scoperta del valore che il dolore può avere. Mi sembra che si può scrivere di questo solo se lo si è sperimentato in qualche modo…

Certo, io sono stata oggetto di linciaggio mediatico per tanti anni e quindi sono molto esperta di queste cose e del come una persona può venire distrutta e in questi tempi le cose sono tanto peggiorate perché abbiamo i social, abbiamo la macchina del linciaggio che facilmente va fuori controllo per cui basta, appunto, un evento casuale come quello che capita a Davide per scatenare una macchina del fango con tutte le conseguenze. Credo che per una persona onesta, pura di cuore, questo sia un enorme shock, ma è solo nel dolore profondo che troviamo le verità più luminose della nostra fede altrimenti sarebbe senza radici. Dunque, è un passaggio molto importante che dà forza a Davide, come anche la famiglia che in quel momento gli è vicina e lo sostiene.

A trent’anni da “Va dove ti porta il cuore”, con questo libro veniamo riportati all’interno di complesse dinamiche generazioni. La famiglia è fondamentale ma non è certo una realtà facile da vivere. Del rapporto tra le generazioni parla spesso anche il Papa come un nodo importante nella vita di tutti.

È un nodo fondamentale ed è un nodo gravemente rimosso, invece noi veniamo da una genealogia, noi siamo il frutto di tutte le persone che ci hanno preceduto e solo in base a questo diventiamo persone vere. Se togliamo la genealogia siamo veramente delle foglie al vento perché non abbiamo nessuna radice. Ma questa società che vuole uomini manipolabili, uomini consumatori, non desidera altro che tagliare la nozione di radice.

Giovedì scorso Papa Francesco ha chiesto agli artisti della Fondazione Arena di Verona, di continuare “a donare felicità, diffondere serenità, comunicare armonia”. In questo periodo particolarmente triste lei pensa che il mondo della cultura, può svolgere un ruolo particolare per aiutarci a capire la realtà e a non perdere la speranza?

Assolutamente sì, anche se c’è smarrimento e incapacità, perché abbiamo negato per tantissimi anni l’esistenza di un bene che ci trascende. Il bene viene considerato qualcosa di prêt-à-porter, ma questo non funziona e proprio in momenti come questi si capisce che è molto importante capire da che parte stare, non avere un’opinione, sto con questo o con quello, ma sto col bene o sto contro il bene. Ma è possibile che persone che come me sono nate poco dopo la seconda guerra mondiale, che abbiamo ancora presente la guerra nei racconti dei nonni, dei genitori, dobbiamo vedere i bombardamenti e queste cose che pensavamo archiviate per sempre e che non sarebbero più successe, mentre tutte le organizzazioni internazionali sono “acqua fresca”, non servono a nulla, perché… è successo? Io quando ho scritto Il vento soffia dove vuole avevo proprio il desiderio di scrivere un libro che lasciasse serenità, speranza, che desse l’idea che la vita è una cosa appassionante e che si costruisce attraverso l’amore perché credo che, come ha detto il Papa, gli artisti hanno il dovere in questo momento di parlare della positività della vita e dell’amore e anche delle difficoltà di questo, perché non è passeggiata, però è l’unica via che ha l’uomo per essere se stesso. Dunque è un compito importantissimo per gli artisti parlare della bellezza, dell’amore e della gratuità.

Susanna Tamaro, che cosa le piace di questo nostro mondo e che cosa invece la fa soffrire di più?

In questo momento mi fa soffrire quasi tutto, in particolare questo smarrimento anche creato volutamente. Sono contenta quando incontro i ragazzi che si ribellano, che sono curiosi, che vanno alla ricerca di una realtà che gli appartiene più di quella che gli viene proposta. Mi sono accorta in questi anni di quanto bisogno hanno i ragazzi di avere modelli positivi, persone che parlino loro anche con durezza, ma con chiarezza, di non avere mistificazioni. Io credo molto nei ragazzi che coltivano l’inquietudine e che riescono ad uscire dalla palude nella quale vengono spinti fin da piccoli dall’invasione perversa dei media.

Che cosa invece le piace della sua vita e che cosa vorrebbe cambiare?
Mi piace tutto. Diciamo che nella mia vita io ho sofferto veramente tantissimo ma credo che questo fosse il prezzo da pagare per poter andare più profondità in ogni racconto. Quello che mi piace è che ho costruito una vita piena di amore, sono circondata da persone che vivono nell’amore, e questa è l’unica cosa che ha senso nella vita perché quando chiuderemo gli occhi non ci ricorderemo di aver posseduto una certo modello di automobile o di aver vinto un premio letterario, ma penso che ricorderemo soltanto l’amore che abbiamo dato o ci pentiremo di quello che non abbiamo dato. Dunque io sono contenta perché intorno a me ho una vita costruita tutta di amore.

Tag:Susanna Tamaro

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piergiorgio

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Leggere per vivere. È il suggerimento che vogliamo rilanciare questa settimana e che ci arriva dalle pagine di un libro di Giuseppe Montesano, scrittore e insegnante napoletano. Sul nostro sito ne riprendiamo alcuni brevi passaggi perché li sentiamo molto corrispondenti alle ragioni per cui, dal 2010 a oggi, ogni anno proponiamo il Mese letterario. Nel prossimo mese di aprile si svolgerà a Brescia la sedicesima edizione che ha come titolo «Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». Ricordiamo che per partecipare è richiesta l’iscrizione che si può già fare gratuitamente sul sito dell’Associazione Mese letterario. Consigliamo di iscriversi al più presto perché i posti disponibili sono in via di esaurimento. In tutti questi anni il Mese letterario, oltre alla bellezza di incontri carichi di fascino che risvegliano l’attenzione e l’intelligenza, è stato anche un grande invito a scoprire o riscoprire l’esperienza della lettura. Questa non è un esercizio fine a sé stesso o un vezzo «culturale». «Non si tratta più di passare il tempo o di ingannare la noia – scrive Montesano -, non si tratta di accrescere la propria cultura quantitativa e non si tratta di apprendere cose specialistiche: quando si legge per vivere, ciò che va in pezzi è la prigione in cui ognuno è chiuso, e quando la propria gabbia si è rotta, l’esperienza della libertà è così esaltante che cominciamo a vedere con dolore anche le gabbie altrui: e non ci basta essere liberi da soli in un mondo di prigionieri». Soprattutto, continua Montesano, «quando cominciamo a leggere per vivere la lettura diventa una continua scoperta, e ci accorgiamo che le parole che interpretiamo sono diverse dagli specchi che ci rassicurano facendoci vedere sempre uguali a noi stessi».
In sintesi ecco il programma, con autori, date e relatori del Mese letterario 2026. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30 nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si inizierà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore, ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalla primissime edizioni.
Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.

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«Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». È il titolo della sedicesima edizione del Mese letterario, iniziativa storica della Fondazione San Benedetto, in programma a Brescia nel prossimo mese di aprile. Le iscrizioni per partecipare sono già aperte a questo link sul sito dell’Associazione Mese letterario. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30  nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si comincerà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore (è sua la nuova traduzione appena pubblicata da Adelphi del saggio di C.S. Lewis «L’abolizione dell’uomo»), ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalle primissime edizioni. 

Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.  

Giovedì 16 aprile sarà la volta del poeta latino Ovidio. A parlarne sarà Carlo Maria Simone, 32 anni, insegnante di lettere, scrittore e ricercatore, che ha da poco pubblicato anche il suo primo romanzo «Voluti al mondo» (Cantagalli). Martedì 20 aprile l’incontro conclusivo su Giuseppe Ungaretti con l’intervento di Valerio Capasa, altro grande amico del Mese letterario, anche lui ospite fisso e sempre molto seguito di tante edizioni della rassegna. 

Come si può vedere dal programma si tratta di autori che hanno attraversato epoche ed esperienze molto diverse, alcune anche molto lontane nel tempo. Il tentativo del Mese letterario è sempre stato quello di rendere contemporanei scrittori e poeti, di farli diventare compagni di strada nel cammino della vita di ciascuno. La grande letteratura è il luogo dove decantano e vengono salvaguardate le testimonianze relative ad alcuni aspetti essenziali dell’esperienza umana. Di per sé non serve a niente. Come l’arte, la letteratura infatti si alimenta di pura gratuità, è al servizio della sola bellezza. Quella bellezza che è però indispensabile per vivere veramente e per rendere umana la vita. Oggi, in tempi di guerra nei quali dilaga il linguaggio della forza, riscoprire questa dimensione, tornare a essa «è più che mai necessario», perché, come osservava il grande critico George Steiner già quasi settanta anni fa, «tutto intorno a noi fiorisce un nuovo analfabetismo, l’analfabetismo di chi sa leggere singole parole, o parole di odio e di clamore, e non sa afferrare il significato della lingua quando si manifesta in tutta la sua bellezza o in tutta la sua verità». Dal 2010 a oggi il Mese letterario è stato soprattutto questa esperienza straordinaria di «alfabetizzazione» della bellezza attraverso l’incontro con le pagine di grandi autori di tutti i tempi e la riscoperta del valore della lettura. Altra novità, l’edizione di quest’anno si svolgerà in collaborazione con ilsussidiario. Vi aspettiamo! 

La partecipazione al Mese letterario è gratuita ma chi lo desidera può contribuire con un’offerta libera all’atto dell’iscrizione sul sito www.meseletterario.it.

Studenti e insegnanti possono richiedere l’attestato di partecipazione. 

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