• Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti
Email:
info@fondazionesanbenedetto.it
Fondazione San BenedettoFondazione San Benedetto
  • Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti

Fissiamo il Pensiero

  • Home
  • Fissiamo il Pensiero
  • Riapre Notre Dame, cattedrale d’Europa

Riapre Notre Dame, cattedrale d’Europa

  • Data 7 Dicembre 2024

A cinque anni dall’incendio che l’aveva devastata ieri a Parigi è stata riaperta la cattedrale di Notre Dame. Oltre duemila gli artigiani, architetti e ingegneri coinvolti, e 250 le aziende, in quello che è ricordato come un restauro colossale. Nel suo messaggio Papa Francesco sottolinea il «grande slancio di generosità internazionale che ha contribuito al restauro», simbolo di un impegno non solo per il campo dell’arte e dell’architettura, ma per il valore sacrale di questo edificio. «I nostri cuori – aggiunge – hanno sofferto per il rischio di veder scomparire un capolavoro della fede e dell’architettura cristiana, una testimonianza millenaria della vostra storia nazionale. Oggi la tristezza e il lutto hanno lasciato il posto alla gioia, alla celebrazione e alla lode». È bello e rassicurante, scrive il Papa, che le competenze di un tempo siano state sapientemente conservate e migliorate. Francesco evidenzia in quest’opera la capacità di seguire una tradizione, di sentirsi parte di un passato che riemerge: «Hanno seguito le orme dei loro padri, la cui sola fede, vissuta nel lavoro, è stata in grado di costruire un tale capolavoro dove nulla di profano, inintellegibile o volgare trova posto». Su questo avvenimento vogliamo proporvi la lettura di due articoli: il primo di Antonio Socci su Libero ricostruisce cosa rappresenta Notre Dame nella storia della Francia e dell’Europa soffermandosi in particolare sul fatto che la cattedrale sia dedicata alla Madonna e che la riapertura avvenga in occasione della festa dell’Immacolata. Il secondo articolo è di Adrien Candiard sull’Osservatore Romano. Nato e cresciuto a Parigi, con un passato di impegno politico, nel 2006 è entrato nell’ordine domenicano e oggi è priore del convento del Cairo in Egitto. Candiard riflette soprattutto su quale sia la sfida che la riapertura di Notre Dame pone fra la riscoperta della fede e «le brutali realtà del turismo di massa». «Come onorare questa vocazione cristiana nel monumento più visitato del mondo? È la sfida di questa riapertura – conclude Candiard -, una sfida che richiederà non meno creatività, immaginazione e lavoro della ricostruzione dell’edificio. Ma il manto di Maria non è forse abbastanza ampio da coprire e proteggere tutti i suoi figli?».


Il segreto di Notre Dame (per tutti noi)

di Antonio Socci – da Libero – 7 dicembre 2024

È significativa la decisione di celebrare la riapertura solenne della cattedrale di Notre Dame, a Parigi, dopo l’incendio del 2019, proprio l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. La cattedrale è dedicata appunto alla Madonna e parlano di lei tante bellezze artistiche fiorite nel corso dei secoli in questo glorioso gioiello gotico: dalle vetrate, alle statue, agli arazzi, ai dipinti. Soprattutto l’altar maggiore che Luigi XIII volle nel 1638 per ringraziare la Madonna della nascita dell’erede al trono. Il sovrano così dedicò alla Vergine il regno di Francia. L’altare fu poi fatto realizzare dal figlio, Luigi XIV: c’è la Pietà al centro e sotto Luigi XIII che offre alla Madonna la corona e lo scettro. È rimasto intatto in mezzo alle rovine dell’incendio del 2019.

Paradossalmente la sovranità di questa dolce e umile regina, rappresentata in una statua della cattedrale come una giovane madre che tiene in braccio il figlio, fu riconosciuta – sia pure con il grido dell’odio – perfino dai suoi nemici, visto che, durante la rivoluzione francese, Notre Dame venne devastata. Il figlio della rivoluzione, Napoleone Bonaparte, si incoronò imperatore proprio qui, il 2 dicembre 1804, e lo fece, incredibilmente dopo una messa votiva alla Vergine celebrata da papa Pio VII. D’altra parte sembra quasi che la sovranità di Maria sia stata “prefigurata”, nel corso dei secoli, da figure femminili che sono state decisive sia per la fede cattolica dei francesi che per la stessa esistenza della Francia, come se in fondo le due cose si identificassero.

Anzitutto Giovanna d’Arco che è l’eroina nazionale perché letteralmente salvò il regno di Francia che era finito nelle mani degli inglesi. Giovanna era la giovanissima figlia di una famiglia contadina. Molto devota, ebbe particolari doni mistici e, su mandato del Cielo, guidò i francesi a riconquistarsi l’indipendenza. Fu poi tradita, arrestata dagli inglesi, accusata di eresia, processata e bruciata nel 1431, a soli 19 anni. Ma nel 1456 fu riabilitata in un processo tenuto proprio a Notre Dame, dopo il quale il Papa, Callisto III, dichiarò nulla la sua condanna. Fu proclamata santa nel 1920 dalla Chiesa Cattolica e due anni dopo fu dichiarata Patrona della Francia.

Ma c’è un’altra donna all’origine della Francia stessa e del suo battesimo. Ne parla la storica Régine Pernoud nel libro La donna al tempo delle cattedrali (Bur). È una vicenda straordinaria. I Franchi erano un popolo germanico. Nel III secolo d.C. arrivarono in Gallia. Sono gli anni che seguono la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476). Clodoveo diventa il re dei Franchi Salii, nel 481, e poi consolida il suo dominio sulla Gallia. Clodoveo è di costumi rozzi e di religione pagana. Ma s’innamora della nipote del re dei Burgundi, Clotilde. La sposa e lei, fervente cattolica, con infinita dolcezza e pazienza, piano piano, gli fece abbandonare gli usi e le credenze pagane e lo portò a convertirsi al cattolicesimo. Fu battezzato il 24 dicembre 496 a Reims dal vescovo Remigio (Clotilde fu poi proclamata santa dalla Chiesa).La Gallia era già stata evangelizzata, ma i Franchi no e con la conversione del re diventarono cattolici. Fu l’unico popolo germanico a diventare cattolico (la fede di Roma e di Costantinopoli) e non ariano. Così la Francia divenne “la figlia primogenita della Chiesa di Roma”, Clodoveo divenne il primo Re di Francia e apri la strada a Carlo Magno che, incoronato dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero, dette forma all’Europa. Un’Europa dei popoli cattolici

Notre Dame, i mille volti di un simbolo

di Adrien Candiard – dall’Osservatore Romano – 6 dicembre 2024

A malincuore oso dirlo, a poche ore dalla riapertura della cattedrale dopo i lavori che hanno fatto seguito al devastante incendio del 2019, ma, come cristiano nato e cresciuto a Parigi, non sono mai stato molto legato a Notre-Dame. Certo, era la cattedrale, ma io ho soprattutto il ricordo di un luogo cupo, quasi sempre invaso da turisti rumorosi, un luogo tanto poco propizio alla preghiera quanto un centro commerciale o la Cappella Sistina nelle ore di punta. E quando, sul finire dell’adolescenza, ebbi la gioia di assistere all’ordinazione di un amico, che diventava sacerdote della diocesi di Parigi, noi, i fedeli, dovemmo restare fuori, sul sagrato: l’interno della cattedrale, troppo piccola, era riservato al solo clero. Mi rivedo seduto, mentre contemplo la facciata, e mi dico che, in effetti, questa cattedrale non era davvero fatta per i cristiani di Parigi.

Come parigino, tuttavia, e come francese, sono sempre stato orgoglioso di Notre-Dame. Figlio del Quartiere Latino, ho sempre amato scorgere la sua sagoma, le sue torri, l’abside, la guglia; ho dato appuntamento una ventina di volte sul suo sagrato, ho fatto ammirare agli amici le sculture della facciata nelle belle notti d’estate. Ero un conoscitore di lunga data del romanzo di Victor Hugo, della conversione di Paul Claudel. Avevo familiarità con l’incoronazione di Napoleone o con il Te Deum cantato in occasione della liberazione di Parigi nel 1944. Notre-Dame faceva parte della mia cultura, del mio passato, e ne ero fiero.

Quando, cinque anni fa, in un’oasi egiziana, ho ricevuto la telefonata di mio padre, che vive a Parigi a due passi da Notre-Dame, e che mi descriveva in lacrime l’avanzare dell’incendio — lui che non piange mai, come i padri della sua generazione —, lui che è pure un anticlericale dichiarato, ho sentito che qualcosa crollava, nella mia città, nel mio Paese, e dentro di me. Sembrerà indubbiamente strana questa ginnastica, che mi fa passare da un’identità a un’altra quando penso al mio rapporto con la cattedrale di Parigi. Credo però che questa dualità dica qualcosa della situazione di molte chiese in Francia.

Le migliaia di chiese presenti in ogni villaggio del Paese, così come le splendide cattedrali che dominano le grandi città, sono innanzitutto luoghi di culto, dove si prega, dove si celebrano i sacramenti, dove da secoli si annuncia la salvezza in Gesù Cristo. È per questo che questi edifici sono stati costruiti, ed è bello che abbiano conservato questa funzione nel corso dei secoli, nonostante le vicissitudini della storia e malgrado la secolarizzazione. Ma le chiese di Francia non sono solo luoghi di culto per i cattolici: sono anche luoghi della memoria di tutti. In molti villaggi, costituiscono l’unico monumento storico, l’unico testimone del passato; ed è lì che, da secoli, le generazioni sono state battezzate, si sono sposate, sono state sepolte. Questa memoria collettiva, questa memoria di tutti, non è ovviamente proprietà esclusiva delle comunità cattoliche. Tuttavia, non per questo si tratta di trasformarle in musei. La legge francese cerca di rendere conto di questa doppia funzione delle chiese: dal 1905, le chiese sono di proprietà pubblica (le chiese appartengono ai comuni e le cattedrali allo Stato), ma sono assegnate al culto cattolico. Questo non è sempre semplice: queste due funzioni a volte entrano in conflitto o in competizione.

A Notre-Dame, la rivalità di utilizzo — tra religione e potere politico — è antichissima, ma assume da qualche decennio un nuovo significato: la cattedrale appartiene ai turisti o ai fedeli? In altre parole, la cattedrale di una grande diocesi può essere al contempo uno dei siti più visitati al mondo? Ci sono inevitabilmente conflitti di spazio e orari tra questi utenti, spesso molto diversi. Si potrebbe sognare, tuttavia, che il confine non sia così netto tra visitatori e pellegrini: non si può forse entrare in una chiesa da turista ed uscirne da credente? Il luogo stesso non spinge i suoi visitatori ad aprirsi alla grazia, all’ascolto della Buona Novella? Questo desiderio legittimo si scontra però con le brutali realtà del turismo di massa (si prevede che, dopo la sua riapertura, la cattedrale riceverà circa quindici milioni di visitatori in un anno, diventando il monumento più visitato al mondo), con i suoi imperativi spietati: rumore, flussi di circolazione, norme di sicurezza, nulla che favorisca la contemplazione o l’esperienza mistica.

L’emozione provata in Francia e nel mondo intero quando le fiamme attaccarono Notre-Dame, l’entusiasmo di centinaia di migliaia di donatori che volevano contribuire alla ricostruzione, la passione delle discussioni che hanno accompagnato i lavori hanno tuttavia mostrato che, per tutti, cristiani o meno, credenti o meno, non si trattava di un semplice museo, per quanto eccezionale: si tratta di un po’ della vita spirituale del mondo che si svolge sotto queste volte gotiche.

È nostro dovere prendercene cura, senza mai trascurare la vocazione cristiana del luogo. Come onorare questa vocazione cristiana nel monumento più visitato del mondo? È la sfida di questa riapertura, una sfida che richiederà non meno creatività, immaginazione e lavoro della ricostruzione dell’edificio. Ma il manto di Maria non è forse abbastanza ampio da coprire e proteggere tutti i suoi figli?

Tag:Adrien Candiard, Antonio Socci, Notre Dame

  • Condividi
piergiorgio

Articolo precedente

Il Mese Letterario, un'occasione per scoprire sé stessi
7 Dicembre 2024

Prossimo articolo

Il popolo dei caregiver e una proposta: aiutiamo la Poliambulanza
15 Dicembre 2024

Ti potrebbe interessare anche

Dove ci porta la nuova guerra in Medio Oriente?
7 Marzo, 2026

Siamo «nuovamente ripiombati nell’orrore della guerra, che spezza brutalmente vite umane, produce distruzione e trascina intere Nazioni in spirali di violenza dagli esiti incerti». A parlare è il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin in un’intervista, che vi invitiamo a leggere, all’Osservatore Romano dopo lo scoppio della nuova guerra in Medio Oriente. Nuovo capitolo di una lunga storia di violenze e distruzioni inenarrabili, di atrocità e di massacri. Soprattutto al momento non si intravede che tipo di sviluppo potrà avere il conflitto. Le esperienze precedenti a cominciare dalla guerra in Iraq nulla sembrano aver insegnato. Sconcerta soprattutto il richiamo alla «guerra preventiva». «Se agli Stati – sottolinea Parolin – fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme». In questi giorni abbiamo letto o sentito tante analisi e opinioni sulla situazione in Medio Oriente. Fra molte osservazioni, alcune anche di grande interesse, abbiamo scelto di riproporre l’intervista di Parolin perché rimette al centro il vero bene dei popoli non rassegnandosi alla logica della forza che si illude di arrivare a una soluzione tramite il lancio di missili e di bombe, pur avendo, in questo caso, ottenuto l’eliminazione di un dittatore sanguinario come l’ayatollah Khamenei. Raccogliamo perciò l’appello lanciato nei giorni scorsi da Papa Leone a «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

Non lamentarsi ma costruire ponti, la nostra sfida. Invito a due incontri
28 Febbraio, 2026

In una società nella quale il dibattito pubblico su qualsiasi tema è sempre più polarizzato, dove sembra diventato impossibile far convivere e dialogare esperienze e posizioni diverse, dove chi non appartiene alla propria parte politica per principio sbaglia qualunque cosa faccia, dove l’avversario è un nemico e alimentare il rancore è lo sport preferito, costruire un luogo di amicizia che metta al centro l’incontro con l’altro è una sfida che può apparire ardua e, per qualcuno, inutile («è tempo perso, sappiamo già come la pensa»). La storia della Fondazione San Benedetto racconta proprio questa sfida. Già nella scelta stessa del nome – San Benedetto – c’è l’indicazione chiara di una traiettoria ideale e, al tempo stesso, di un metodo: non perdere tempo a lamentarsi dei tempi che viviamo, ma creare relazioni e costruire ponti che rappresentino un passo nuovo, positivo e costruttivo negli ambiti di vita e nella società. In fondo è una declinazione pratica di cosa voglia dire essere un corpo intermedio in un’epoca nella quale a tutti i livelli si tende invece a promuovere la disintermediazione come modello a cui ispirarsi. Nel suo percorso ventennale la fondazione ha trovato nei papi che si sono succeduti, prima Benedetto XVI e poi Francesco, e ora Leone XIV, dei punti di riferimento a cui guardare per vivere con adeguato «spirito critico» il momento storico presente. 

Se si dovesse descrivere cosa fa la San Benedetto si potrebbe elencare una lunga serie di iniziative, talvolta dettate dall’attualità ma più spesso dal desiderio di dialogare con personalità o testimoni dei più diversi orientamenti ideali, culturali o politici. Questa vivacità culturale è solo l’espressione di una vita che cresce non secondo un programma predefinito, ma in modo creativo valorizzando le realtà e le persone incrociate nel proprio percorso. Altrettanto numerosi sono gli aiuti messi a disposizione: si va dall’erogazione di borse di studio, alla promozione e al sostegno di progetti come la ricostruzione ad Aleppo in Siria di una palazzina per otto famiglie distrutta dai bombardamenti oppure in Libano, in collaborazione con Avsi, di una scuola e di un centro sociale in un’area duramente provata dalla guerra. Questo modo di porsi ha portato la San Benedetto a essere riconosciuta pubblicamente come un bene per il territorio in cui opera. Oltre alla sempre significativa partecipazione ai suoi eventi, lo confermano le donazioni private che riceve da imprenditori e da singole persone, anche attraverso lasciti testamentari. 

La «Vita eterna» di Bazoli in dialogo coi giovani
21 Febbraio, 2026

Lunedì 2 marzo alle 17.30 a Brescia, nell’aula magna dell’Università Cattolica in via Trieste 17, verrà presentato il libro di Giovanni Bazoli «Vita eterna – Conversazioni con i miei nipoti». L’incontro, di cui sotto trovate l’invito, è promosso da Editrice Morcelliana, Fondazione San Benedetto e Università Cattolica. Che un personaggio pubblico come il presidente emerito di Intesa Sanpaolo abbia sentito la necessità, attraverso un dialogo con i suoi nipoti, di mettere a tema argomenti fondamentali come il senso e il destino della vita, che normalmente vengono omessi o accuratamente evitati nel dibattito oppure relegati nella sfera del privato, è già di per sé un fatto interessante, che merita attenzione. Lo è ancora di più perché tali argomenti non vengono affrontati in modo astratto o accademico, ma mettendosi a confronto su un piano esistenziale con dei giovani che oggi spesso si sentono distanti dalle verità della fede cristiana. E questo nella consapevolezza profonda che si può essere conquistati dall’esperienza della fede «solo per attrazione», come sottolineava papa Francesco. In preparazione all’incontro oggi vi invitiamo a leggere l’intervista che Bazoli ha rilasciato nelle scorse settimane al quotidiano La Repubblica in occasione dell’uscita del libro.

Cerca

Categorie

  • Fissiamo il Pensiero
  • I nostri incontri
    • I nostri incontri – 2015
    • I nostri incontri – 2016
    • I nostri incontri – 2017
    • I nostri incontri – 2018
    • I nostri incontri – 2019
    • I nostri incontri – 2021
    • I nostri incontri – 2022
    • I nostri incontri – 2023
    • I nostri incontri – 2024
    • I nostri incontri – 2025
    • I nostri incontri – 2026
  • Mese Letterario
    • 2010 – I Edizione
    • 2011 – II Edizione
    • 2012 – III Edizione
    • 2013 – IV Edizione
    • 2014 – V Edizione
    • 2015 – VI Edizione
    • 2016 – VII Edizione
    • 2017 – VIII Edizione
    • 2018 – IX Edizione
    • 2019 – X Edizione
    • 2021 – XI Edizione
    • 2023 – XIII Edizione
    • 2024 – XIV Edizione
    • 2025 – XV Edizione
  • Scuola San Benedetto – edizioni passate
  • Tutti gli articoli

Education WordPress Theme by ThimPress. Powered by WordPress.

VUOI SOSTENERCI?

Siamo una fondazione che ha scelto di finanziarsi con il libero contributo di chi ne apprezza l’attività

Voglio fare una donazione
Borgo Wührer, 119 - 25123 Brescia
info@fondazionesanbenedetto.it

Resta sempre aggiornato

Iscriviti subito alla nostra newsletter per non perderti le attività e gli eventi organizzati dalla Fondazione San Benedetto.

Iscriviti

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Copyright © Fondazione San Benedetto Educazione e Sviluppo

Mappa del sito | Privacy Policy | Cookie Policy

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Privacy Policy | Cookie Policy

Fondazione San Benedetto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}