• Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti
Email:
info@fondazionesanbenedetto.it
Fondazione San BenedettoFondazione San Benedetto
  • Chi siamo
  • Attività
  • Video
  • Archivio
  • Sostienici
  • Statuto
  • Organi
  • Contatti

Fissiamo il Pensiero

  • Home
  • Fissiamo il Pensiero
  • Ecco il Mese Letterario (con una lettera di Francesco sulla poesia)

Ecco il Mese Letterario (con una lettera di Francesco sulla poesia)

  • Data 22 Marzo 2025

«Leggo per legittima difesa», questa frase di Woody Allen fa da titolo alla quindicesima edizione del Mese Letterario e dice anche molto sul valore della lettura come atto di libertà in un mondo in cui, dai libri ai giornali, si legge sempre meno. Quest’anno il Mese Letterario propone tre serate in programma a maggio a Brescia, nell’auditorium Capretti degli Artigianelli.

Il primo incontro, l’8 maggio, con Valerio Capasa sarà dedicato a Luigi Pirandello nel centenario della pubblicazione di «Uno, nessuno e centomila». Il secondo appuntamento, il 15 maggio, con Edoardo Rialti avrà come protagonisti i tragici greci Eschilo, Sofocle ed Euripide. L’ultimo incontro, il 22 maggio, con Stas’ Gawronski sarà sullo scrittore americano, scomparso nel 2023, Cormac McCarthy, autore di opere memorabili come «La strada», «Non è un paese per vecchi», «Il passeggero». Per partecipare è già possibile iscriversi sul sito dell’Associazione Mese Letterario – utilizzare questo link – che organizza la rassegna in collaborazione con la Fondazione San Benedetto.

Invitando a iscrivervi da subito, vogliamo insieme segnalarvi una bella lettera di Papa Francesco sulla poesia nella quale scrive: «Dobbiamo recuperare il gusto per la letteratura nella nostra vita, ma anche nella formazione altrimenti siamo come un frutto secco. La poesia ci aiuta tutti a essere umani, e oggi ne abbiamo tanto bisogno». La lettera è pubblicata nel libro appena uscito «Viva la poesia!» dal quale riprendiamo anche uno stralcio dell’introduzione di Antonio Spadaro. «Leggere – scrive – è un modo di aprire la testa e il cuore per capire meglio la realtà. È “una palestra dove allenare lo sguardo”, che esercita a “vedere attraverso gli occhi degli altri”. Leggere un testo letterario è come ascoltare la voce di qualcuno. Quindi ascoltare la voce, essere aperti, essere in ascolto sono dimensioni fondamentali dell’esistenza che ci aprono all’esperienza degli altri. Leggere le storie allarga la nostra capacità di fare esperienze che altrimenti non faremmo mai».

Online il video dell’incontro con Camisasca e Sofri

Vi segnaliamo che a questo link sul nostro sito è disponibile il video dell’incontro dello scorso 13 marzo «Dal ’68 a oggi, il desiderio del cambiamento» con gli interventi di monsignor Massimo Camisasca e di Adriano Sofri.

«La Lode, la Grazia», il 6 aprile a Brescia il coro di Russia Cristiana 

In preparazione alla Pasqua, domenica 6 aprile alle 17.15, nella chiesa di Santo Stefano alla Bornata, in via Bonatelli 16 a Brescia, è in programma un incontro con il coro di Russia Cristiana che proporrà canti e immagini della tradizione liturgica bizantino-slava. Un percorso di santità e bellezza per collaborare alla «profezia per la pace» di Papa Francesco. L’iniziativa è proposta dalla Fondazione San Benedetto insieme alle parrocchie del Buon Pastore, di San Francesco da Paola e di Santo Stefano. La partecipazione è libera.


«Mi piacerebbe tanto che la poesia salisse in cattedra»


Da pochi giorni è stato pubblicato il libro
Viva la poesia!  (Edizioni Ares) che raccoglie testi e discorsi di Papa Francesco su poesia e letteratura. Il libro contiene un ringraziamento autografo del Pontefice al curatore Antonio Spadaro, che pubblichiamo di seguito insieme a uno stralcio del testo introduttivo del curatore.

Vaticano, Santa Marta, 20 gennaio 2025

Caro fratello,

viva la poesia! Sono contento che tu abbia raccolto i testi che in questi anni ho scritto sull’importanza della poesia. Mi piacerebbe tanto che la poesia salisse in cattedra nelle nostre Università!

Dobbiamo recuperare il gusto per la letteratura nella nostra vita, ma anche nella formazione altrimenti siamo come un frutto secco. La poesia ci aiuta tutti a essere umani, e oggi ne abbiamo tanto bisogno.

Papa Francesco

Servizio all’umanità

di Antonio Spadaro

Nel 2024 Francesco indirizza due Lettere nelle quali esprime la sua visione della poesia e della letteratura, in una sintesi robusta del suo percorso personale. La prima è uscita all’inizio di agosto 2024 ed è sull’importanza della letteratura nella formazione. La seconda è una missiva indirizzata ai poeti dalle pagine di una antologia della poesia religiosa di tutti i tempi e di tutte le religioni.

La prima era pensata per la formazione dei sacerdoti, ma poi ha deciso di rivolgerla a tutti. In queste sue pagine sembra abbia dato una forma alla sua esperienza personale di lettore e di insegnante di letteratura. Il suo senso fondamentale è semplice: la nostra umanità — e a maggior ragione l’abilità al ministero pastorale — non si forma senza un contatto diretto con le storie raccontate. Abbiamo sviluppato una formazione troppo concettuale perché possa reggere al confronto con l’esperienza: abbiamo perso le parole e ripetiamo le formule. Il nostro linguaggio si è appiattito, e così la nostra immaginazione. La pubblicazione di questa Lettera è stata una decisione forte che riconosce nella pagina letteraria l’apertura di uno spazio interiore di libertà che permette di non chiuderci dentro «poche idee ossessive che ci intrappolano in maniera inesorabile». Uno spazio che si apre perfino «quando neanche nella preghiera riusciamo a trovare ancora la quiete dell’anima», scrive: queste parole sono insieme assolutamente vere e assolutamente sorprendenti.

In particolare, la letteratura ha «a che fare, in un modo o nell’altro, con ciò che ciascuno di noi desidera dalla vita». La chiave del desiderio è fondamentale nella vita spirituale e lo è anche nell’esperienza letteraria. Tutti desideriamo. Desiderare ci accomuna. Quante volte, leggendo prosa o poesia, ci siamo ritrovati in una zona franca dove il nostro desiderio è emerso più liberamente, attratto da una storia o da un personaggio o da un verso che ci ha colpiti particolarmente? Quante volte sentiamo che le parole di uno scrittore dicono ciò che pensiamo e proviamo più di quanto noi stessi siamo in grado di fare? Ci sentiamo “letti” dalla pagina che leggiamo. La lettura di romanzi e poesie, quindi, non è un semplice passatempo, ma un mezzo per esplorare le profondità dell’animo umano e per comprendere meglio sé stessi e gli altri. Un buon libro, infatti, «apre la mente, sollecita il cuore, allena alla vita». Questo processo di apertura e comprensione è essenziale per ogni essere umano. Possiamo identificare almeno tre nuclei fondamentali della sua argomentazione.

La prima è il concetto di fare esperienza. Per Francesco leggere un testo letterario significa fare esperienza della realtà, della vita, e quindi è innanzitutto provare emozioni, vedere cose. Questo rapporto con la realtà, che è fondamentale per la fede, rappresenta un punto davvero rilevante. Leggere è un modo di aprire la testa e il cuore per capire meglio la realtà. È «una palestra dove allenare lo sguardo», che esercita a «vedere attraverso gli occhi degli altri». Leggere un testo letterario è come ascoltare la voce di qualcuno. Quindi ascoltare la voce, essere aperti, essere in ascolto sono dimensioni fondamentali dell’esistenza che ci aprono all’esperienza degli altri. Leggere le storie allarga la nostra capacità di fare esperienze che altrimenti non faremmo mai. Il campo della nostra esperienza si amplia perché “viviamo” cose che altrimenti mai potremmo vivere (anche le più belle) o vorremmo vivere (anche quelle peggiori). Ci rende sensibili all’esperienza degli altri attraverso quella dei personaggi: «Usciamo da noi stessi per entrare nelle loro profondità, possiamo capire un po’ di più le loro fatiche e desideri, vediamo la realtà con i loro occhi e alla fine diventiamo compagni di cammino», scrive il Papa.

E chiudendo il libro, arrivati alla fine, le storie restano in noi e continuano a vivere con noi. E così i personaggi. E con la poesia impariamo a sviluppare l’esperienza, imparando a nominarla. Anche i Vangeli sono storie. La carne di Cristo è fatta di passioni, emozioni, sentimenti, racconti concreti. Il riferimento alla concretezza della narrativa, del raccontare storie, ci abilita a essere sensibili all’incontro «con un Gesù Cristo fatto carne, fatto umano, fatto storia».

Dunque, per Francesco è creativo anche chi legge, non solamente chi scrive. Nella sua Lettera arriva ad affermare persino che il lettore è coautore, cioè «riscrive l’opera, la amplifica con la sua immaginazione, crea un mondo, usa le sue capacità, la sua memoria, i suoi sogni, la sua stessa storia piena di drammi e simbolismi, e in questo modo ciò che emerge è un’opera ben diversa da quella che l’autore voleva scrivere».

La lettura non è una semplice apprensione, cioè l’apprendimento di qualcosa di esteriore che va inserito all’interno, come se si inserisse il contenuto dentro una scatola, e noi saremmo la scatola. Non è così. Leggere significa riscrivere ciò che un autore ha scritto, diventare autori. Ognuno legge un romanzo, un racconto, una poesia in maniera differente da come possa farlo un altro. Ognuno riscrive le cose alla luce della propria personale esperienza; quindi, si è coinvolti nell’atto della lettura. La lettura è come la partitura musicale in fondo, cioè se non è eseguita non esiste e ogni esecuzione è diversa da un’altra.

Anche perché la lettura attraversa il desiderio. La letteratura ha a che fare con ciò che si desidera dalla vita. Questo ragionamento è molto sottile perché dice che in fondo la lettura è un atto di discernimento che mi aiuta a capire meglio me stesso, e a capire ciò che voglio, ciò che desidero, a comprendere meglio anche i significati stessi della vita. La lettura è presentata come un “esercizio spirituale” che coinvolge mente e cuore, permettendo al lettore di intraprendere un viaggio interiore. Questo percorso favorisce il discernimento e la comprensione profonda della propria vita e del mondo circostante. C’è un riferimento diretto a Proust: se noi non leggiamo è come se scattassimo fotografie senza averle sviluppate. La letteratura ci aiuta a sviluppare queste esperienze della vita che altrimenti non verrebbero sviluppate.

La sua Lettera ai poeti è la seconda e definitiva stesura di una sua riflessione rivolta a un gruppo di quaranta poeti da vari Paesi del mondo che nel maggio 2023 si erano radunati presso la sede de «La Civiltà Cattolica». Il Papa ha ripreso quei contenuti espressi in forma di discorso, e nei quali ha sentito di riconoscersi, e li ha tradotti in forma di Lettera che supera l’occasione. Facendo appello alla sua esperienza personale, propone tre punti di riflessione.

Il poeta è occhio. Il suo sguardo vede la realtà e insieme «sogna, vede più in profondità, profetizza, annuncia un modo diverso di vedere e capire le cose che sono sotto i nostri occhi». E, in questo senso, è una sfida all’immaginario perché non è una semplice conferma al nostro modo refertuale e calcolante di giudicare il reale. In questo senso anche il Vangelo — per la sua carica di realismo e sogno – è una «sfida artistica», e per questo profetica: aiuta la chiesa a «protestare, chiamare e gridare», afferma con una citazione di Miłosz.

Il poeta è voce che dice, canta e grida le inquietudini umane. L’arte è il terreno fertile nel quale si esprimono le “opposizioni polari” della realtà: le drammatiche tensioni sociali, i conflitti dell’anima, le contraddittorietà dell’esistenza. «Ci sono cose nella vita che, a volte, non riusciamo neanche a comprendere o per le quali non troviamo le parole adeguate», scrive Bergoglio, e il poeta offre loro la sua voce non addomestica e conforme.

Il poeta è porta dell’immaginazione, l’aiuta a superare gli angusti confini dell’io, e ad aprirsi alla realtà complessa e sfaccettata con la «genialità di un linguaggio nuovo, di storie e immagini potenti». La poesia ci aiuta a «immaginare in modo nuovo la nostra vita, la nostra storia e il nostro futuro». E questo vale anche per la nostra esperienza di Dio. L’esperienza che facciamo di lui è «sempre “debordante”: tu non puoi prenderla, la senti e va oltre; è sempre debordante, l’esperienza di Dio, come una vasca dove cade l’acqua di continuo e, dopo un po’, si riempie e l’acqua straripa, deborda».

Abbiamo dunque bisogno di guarire la nostra immaginazione da tutto ciò che addomestica il volto di Cristo, «mettendolo dentro una cornice e appendendolo al muro». «Grazie per il vostro servizio», dice Francesco ai poeti, facendo comprendere come quello della poesia sia un vero e proprio “servizio” alla nostra umanità.

Tag:Letteratura, Mese letterario, Papa Francesco, poesia

  • Condividi
piergiorgio

Articolo precedente

Il video dell’incontro con Camisasca e Sofri
22 Marzo 2025

Prossimo articolo

L'odio politico, la religione e il terremoto in Myanmar
29 Marzo 2025

Ti potrebbe interessare anche

Il perdono e l’abbraccio di Davide, una scelta che ci spiazza
23 Maggio, 2026

Davide Simone Cavallo è un giovane universitario milanese di 22 anni. Lo scorso ottobre è stato aggredito da un gruppo di cinque ragazzi che gli volevano rubare 50 euro e poi accoltellato riportando lesioni permanenti che gli hanno compromesso l’uso delle gambe. Un grave fatto di cronaca come altri che purtroppo si ripetono nei quali giovani e giovanissimi sono protagonisti e vittime di aggressioni, risse, accoltellamenti, ecc. Un’esplosione di violenza. In questo caso però la vera notizia è un’altra. Non sono il male e la violenza di cui un giovane è stato vittima. Non è neppure la legittima richiesta di giustizia. È la decisione di Davide di perdonare i suoi aggressori e la scelta di abbracciare due di loro durante il processo. In una lettera ripresa da alcuni quotidiani ha voluto dar conto di questo. Le sue sono parole che non hanno bisogno di commenti o di spiegazioni. Scrive: «Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo, quanto probabilmente ne soffrano, quanto è facile fare cazzate immense quando ci si perde. AMARE mi ha spinto dove sono. Se non amassi le mie gambe, anche dopo quanto gli è successo, non sarei riuscito a muoverle. Se non amassi il mondo, che, posso capire, può sembrare un posto orribile, non ci sarei mai voluto tornare. Per quanto riguarda i ragazzi responsabili, mi auguro facciate qualcosa di costruttivo di questo periodo, so che è difficile, ma non abbiamo altra scelta. Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo. Non siete perduti». Altri stralci della lettera li trovate sul nostro sito.

Elena Ugolini, già insegnante e preside ed ex sottosegretaria all’Istruzione, ha detto: «La lettera di Davide Simone Cavallo andrebbe letta in tutte le nostre classi. È incredibile che tutto il dolore che ha dovuto sopportare e sta sopportando si possa trasformare nell’apertura di bene e di speranza che testimonia con le sue parole. È una lettera che lascia senza parole. Non perché non parli della rabbia, del dolore, della ferita subita. Ma perché dentro quella rabbia Davide riesce a non lasciarsi divorare dall’odio. Riesce persino a guardare ai ragazzi che gli hanno cambiato la vita e a dire loro: non siete perduti. Questo non cancella nulla della gravità di ciò che è accaduto. Non attenua la responsabilità di chi ha colpito. Ma ci costringe a guardare più a fondo. Davide ci ricorda che la gratitudine e l’amore alla vita restano più grandi del male subito».

Garlasco e la giustizia in diretta tv ai tempi del populismo digitale
16 Maggio, 2026

Ormai da mesi, ogni giorno, tra presunti scoop e fake news, tra le congetture più disparate e la pubblicazione centellinata di atti di indagine (che dovrebbero essere riservati) usciti non si sa come dalle procure, puntuale arriva una nuova svolta sul caso Garlasco. Naturalmente non intendiamo entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Ci soffermiamo invece sulla sovraesposizione mediatica, voluta e ricercata, attorno a questo caso quasi si dovesse fare giustizia in diretta tv. E qui il cosiddetto diritto di cronaca proprio non c’entra. In proposito segnaliamo un articolo davvero interessante di Antonio Polito pubblicato nei giorni scorsi sul Corriere. «C’è forse qualcosa di nuovo – scrive – nella straordinaria partecipazione di massa ai processi mediatici cui stiamo assistendo negli ultimi tempi, che assomiglia sempre più a un’ossessione nazionale, in grado perfino di oscurare l’interesse popolare per ben più gravi vicende (le guerre, per esempio). E può darsi che si tratti di un aspetto di quel più generale fenomeno definito “populismo”, che non è una tendenza solo politica ma anche culturale e antropologica». Il giustizialismo che in passato era sempre pronto a puntare il dito contro i partiti e i politici, adesso si è esteso «alle vite private, alle famiglie, alle villette, alle macchie di sangue nelle cantine». Un’altra caratteristica di questo nuovo giustizialismo è, sottolinea Polito, «l’insofferenza verso la competenza. Non è necessario saperne di chimica o di Dna per militare nel partito di Stasi o in quello di Sempio. Anzi, non è necessario neanche essere particolarmente informati. Il bello di questo gioco sta proprio nel fatto che vi possono partecipare tutti: grazie, o a causa, dell’inedita diffusione di notizie, pettegolezzi, supposizioni e suggestioni che l’era dei social ha introdotto nella storia umana». Siamo di fronte a un populismo giudiziario di tipo nuovo, «veicolato attraverso un populismo digitale senza precedenti». Una situazione inedita per le sue caratteristiche ma con molte analogie a quanto la storia ha già visto, ad esempio quando, ricorda Polito, le tricoteuses«assistevano allo spettacolo della ghigliottina nella Parigi rivoluzionaria». La credibilità del sistema giudiziario ne esce distrutta, il dolore delle vittime è del tutto irrilevante e viene rinnovato dal «rovistare mediatico» nella vita delle persone, la gogna dilaga. Possiamo pensare che tutto questo non ci riguardi?

Segnali di vita a cinquant’anni dal terremoto in Friuli
9 Maggio, 2026

In questi giorni è stato ricordato il terremoto che cinquant’anni fa, il 6 maggio 1976, colpì il Friuli facendo quasi mille morti, oltre duemila feriti e più di 100 mila sfollati. Con la newsletter di oggi anche noi vogliamo soffermarci su quella pagina molto dolorosa della nostra storia che, allo stesso tempo, fece emergere una grande forza nel riprendersi dal disastro e nella ricostruzione. Lo facciamo proponendovi la lettura di due articoli. Il primo è stato scritto nel 2016, nel quarantesimo anniversario del sisma, dal poeta Pierluigi Cappello nato e cresciuto nella zona dell’epicentro del terremoto. Nel maggio 1976 non aveva ancora compiuto 9 anni. Testimone diretto di quei giorni drammatici (fino al 2014 ha vissuto in una baracca di legno costruita per gli sfollati), all’età di 16 anni riporta lesioni permanenti in un incidente stradale ed è costretto su una sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni. È anche attraverso queste esperienze che matura la sua passione per la poesia, coltivata fino alla morte prematura nel 2017. Come Fondazione San Benedetto siamo molto legati a lui e alla sua poesia, che è stata per noi una vera scoperta. Nel 2019, d’intesa con i suoi familiari e amici, gli abbiamo intitolato la nostra Scuola di lettura e scrittura. L’articolo è stato scritto da Cappello un anno prima della sua scomparsa quando già stava combattendo contro la malattia. Nelle sue parole c’è tutto il senso della cesura segnata dal terremoto. In un minuto – racconta – sono venuti meno tutto un mondo e una cultura «che sapeva sostenere con umiltà ma con occhi ben dritti e asciutti lo sguardo della vita e della morte». Non è nostalgia per qualcosa che non c’è più. Quello di Cappello è invece un invito appassionato a non diventare «sovranamente estranei alla contaminazione con la vita». Un invito che ci riguarda oggi. In un tempo in cui siamo estremamente abili «nello sfiorare con rapidità ed eleganza gli schermi tattili di tablet ed iPhone», la vera sfida è contaminarsi con la vita reale.
Il secondo articolo che vi segnaliamo è un’intervista al Corriere del presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini per il quale la ricostruzione in Friuli dopo il terremoto è stata un modello di «collaborazione tra istituzioni e realtà sociali» che ha molto da dire anche per il presente. «Prima si diceva: più società, meno Stato. Ora abbiamo capito che serve più Stato e più società», sottolinea Vittadini. Soprattutto la sussidiarietà non è uno slogan o un principio astratto. «Non possiamo limitarci a una sussidiarietà fissata giuridicamente, perché se le comunità e i corpi intermedi non sono costituiti di persone che discutono e hanno interessi non corporativi, allora non funzionano. L’uomo solo al comando non dipende esclusivamente da una volontà accentratrice di potere, ma è anche responsabilità di una società senza ideali. La sussidiarietà rimette tutto in moto se ci si apre al confronto, se non si è corporativi, se accettiamo l’altro, se si superano le ideologie. Così diventa un fattore fondamentale di sviluppo. Ecco, in questa prospettiva la sussidiarietà può essere una chiave di volta, se non la si limita alla riserva indiana del Terzo settore o peggio ancora del privato. È tempo di riprendere un dialogo in Italia e nel mondo, che realtà diverse ragionino per il bene comune accettando la diversità». Oggi come cinquant’anni fa.

Cerca

Categorie

  • Fissiamo il Pensiero
  • I nostri incontri
    • I nostri incontri – 2015
    • I nostri incontri – 2016
    • I nostri incontri – 2017
    • I nostri incontri – 2018
    • I nostri incontri – 2019
    • I nostri incontri – 2021
    • I nostri incontri – 2022
    • I nostri incontri – 2023
    • I nostri incontri – 2024
    • I nostri incontri – 2025
    • I nostri incontri – 2026
  • Mese Letterario
    • 2010 – I Edizione
    • 2011 – II Edizione
    • 2012 – III Edizione
    • 2013 – IV Edizione
    • 2014 – V Edizione
    • 2015 – VI Edizione
    • 2016 – VII Edizione
    • 2017 – VIII Edizione
    • 2018 – IX Edizione
    • 2019 – X Edizione
    • 2021 – XI Edizione
    • 2023 – XIII Edizione
    • 2024 – XIV Edizione
    • 2025 – XV Edizione
    • 2026 – XVI Edizione
  • Scuola San Benedetto – edizioni passate
  • Tutti gli articoli

Education WordPress Theme by ThimPress. Powered by WordPress.

VUOI SOSTENERCI?

Siamo una fondazione che ha scelto di finanziarsi con il libero contributo di chi ne apprezza l’attività

Voglio fare una donazione
Borgo Wührer, 119 - 25123 Brescia
info@fondazionesanbenedetto.it

Resta sempre aggiornato

Iscriviti subito alla nostra newsletter per non perderti le attività e gli eventi organizzati dalla Fondazione San Benedetto.

Iscriviti

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Copyright © Fondazione San Benedetto Educazione e Sviluppo

Mappa del sito | Privacy Policy | Cookie Policy

Sito Web sviluppato da Nida's - Nati con la crisi.

Privacy Policy | Cookie Policy

Fondazione San Benedetto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}