Incontri veri che diventano spettacolo di bellezza
Data 4 Luglio 2026
Con la newsletter di oggi vogliamo anzitutto rendervi partecipi di quanto è avvenuto a Brescia la scorsa settimana nell’ambito della festa di San Pietropromossa in Castello dai padri Carmelitani Scalzi. Siamo grati al priore padre Roberto Magniper aver voluto alcune iniziative, alle quali volentieri abbiamo offerto la nostra collaborazione come fondazione. Iniziative che hanno sorpreso le numerose persone presenti per la verità e la bellezza che hanno trasmesso.
La chiesa di San Pietro in Oliveto gremita di pubblico Il priore padre Roberto Magni
Ci riferiamo in particolare ai due incontri di sabato e domenica scorsi con don Pigi Banna e con il professor Rocco Buttiglione (due testimonianze in dialogo con alcuni giovani costellate di racconti e di esempi) e allo spettacolo teatrale ispirato alla vicenda dell’Innominato dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e messo in scena in modo magistrale da un gruppo di giovani di Desenzanoriuniti attorno a don Gabriele Vrech nella compagnia teatrale «Profumo di Cielo».
Ai link seguenti trovate l’audio dei due incontri disponibili sul nostro canale YouTube:
Al termine dello spettacolo don Gabriele ha invitato sul palco Buttiglione che aveva assistito alla rappresentazione tra il pubblico.
Buttiglione con don Gabriele e i giovani della compagnia teatrale «Profumo di cielo»
Un momento commoventein cui un uomo di grande cultura ha reso omaggio al lavoro dei ragazzi valorizzando soprattutto la serietà con cui si sono messi in gioco di fronte alle pagine del Manzoni lasciandosi provocare da esse. Un esempio concreto di come la letteratura può diventare occasione di incontri veri che aprono a un’esperienza umana piena di fascino e di senso, come è accaduto tante volte anche al Mese letterario. Alla fine in tanti, fra cui diversi giovani, si sono fermati a parlare con Buttiglione colpiti da quanto aveva dettoo semplicemente per stringergli la mano o chiedergli un autografo. Cosa ci dice tutto questo?Soltanto di quanta fame ci sia di incontri veri con persone, con testimoni che con la loro vita diventano maestri e compagni di strada come è avvenuto in questo caso con don Pigi, col professor Buttiglione e con don Gabriele. E di questo si può solo essere grati.
L’incontro con Buttiglione in dialogo con Laura Ferrari e fra Emanuele Palmieri
Infine dalla stampa degli ultimi giorni vi invitiamo a leggere l’intervista di Clemente Mastella al Corriere della Sera. Uomo politico di lungo corso e sindaco di Benevento giovedì ha annunciato di essere malato al termine di una celebrazione religiosa, chiedendo di pregare per lui. In particolare vi segnaliamo due passaggi dell’intervista. Il primo nel quale parla del libro del cardinale Scola sulla vecchiaia citandone una frase: “Ogni giorno prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire”. È un libro tra l’altro che un anno fa avevamo consigliato anche noi. Il secondo passaggio è quando Mastella confessa di aver paura di «morire da solo». Senza giri di parole ci mette davanti al dramma della solitudine di fronte all’enigma della morte. Parole che ci interpellano in prima persona.
Clemente Mastella durante il suo intervento
Mastella: «Ho un tumore, morire da solo è la mia paura Pregate per me»
Mastella, ha paura di non farcela?
«No, non ho paura. Ma credo nel potere della preghiera. Per questo ho chiesto a tutti di pregare per me».
Che cosa è successo?
«Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo di recente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato».
Anche quando ha preso il microfono in chiesa la sua voce si è spezzata.
«Nella basilica gremita per la festa della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, l’arcivescovo Michele Autuoro, da poco insediatosi, ha rivolto un pensiero ai malati. Quelle parole mi hanno scosso profondamente».
È stato allora che ha deciso di parlare della sua malattia?
«Non è stata una decisione. La cerimonia prevedeva il mio intervento da sindaco. Fino a poco prima avevo parlato dello scisma, esprimendo solidarietà alla Chiesa di Roma. Poi l’arcivescovo ha parlato della solitudine dei più fragili. È stato un impulso».
Che cosa ha pensato?
«Che probabilmente quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei parlato in chiesa nel giorno della Madonna delle Grazie: sono alla fine del mio secondo mandato da sindaco di Benevento. Così ho detto: “Anch’io sono malato e spero di farcela”».
C’è un video che documenta la sua commozione.
«Io ricordo soprattutto l’applauso. E poi le persone che hanno voluto stringermi la mano. È accaduto qualcosa di insolito».
Che cosa? «Sono il sindaco che ha dato il proprio numero di telefono a tutti. Per anni sono stato cercato a qualsiasi ora da chi aveva bisogno di aiuto. Stavolta le parti si sono invertite. Non so quante mani hanno cercato le mie. E tutti a confortarmi ricordandomi che sono sempre stato un leone».
Dice di non avere paura. Ma della morte?
«Ho regalato a Diego Della Valle il libro del cardinale Scola sulla vecchiaia e nel concludere i nostri ultimi giorni sulla terra. Mi riconosco in una sua frase: “Ogni giorno prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire”».
La diagnosi le avrà cambiato la prospettiva. «Molto. Ma ancor di più quel che è successo dopo. Quando ho capito che la medicina non è una scienza esatta…».
«Incontrarsi per crescere». È questo il titolo di una serie di appuntamenti che la Fondazione San Benedetto intende promuovere nei prossimi mesi. Oltre agli incontri pubblici su temi al centro del dibattito contemporaneo o a iniziative consolidate come il Mese letterario, vogliamo favorire occasioni di incontro con persone interessanti che ci portino anzitutto la loro storia, la testimonianza di una vita, prima di venirci a spiegare come va il mondo o la loro analisi dei problemi (cose senz’altro utili ma secondarie). Siamo infatti profondamente persuasi che la crescita umana avviene sempre attraverso l’incontro con l’altro che in qualche modo sollecita, attrae, mette in moto le persone. Qualche giorno fa Papa Leone ha detto che occorre «fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale». Un compito che facciamo nostro in un momento in cui – ha precisato il Papa – «da una parte lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze; dall’altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana».
«Incontrarsi per crescere» non è solo il titolo di un ciclo di incontri (di cui prossimamente vi daremo date e luoghi), ma descrive anche il nostro modo di essere attraverso tutte le iniziative che proponiamo. Una di queste è la Scuola di comunità che da tre anni si svolge nella nostra sede. Da lunedì 28 settembre dalle 18.30 alle 19.30 riprendono gli incontri quindicinali. Leggeremo insieme il libro di don Luigi Giussani «All’origine della pretesa cristiana» mettendolo a confronto con la nostra esperienza nelle diverse circostanze in cui ci troviamo a vivere. Gli incontri sono aperti a tutti, si richiede solo la costanza nella partecipazione. L’appuntamento è nella sede della San Benedetto a Brescia, Borgo Wührer 119 (secondo piano).
«Incontrarsi per crescere» vuol dire anche ritrovarsi per vedere insieme un film. La scorsa primavera è successo con «Andrej Rublëv», il capolavoro del regista russo Andrej Tarkovskij. A sessant’anni dalla sua uscita oggi vi proponiamo la lettura di un articolo di Jean-Pierre Sonnet pubblicato sull’Osservatore Romano (in fondo trovate il link per leggerlo) e dedicato a questa straordinaria opera cinematografica. Basti pensare che Christopher Nolan nella preparazione della sua «Odissea» ha organizzato una proiezione speciale di «Andrej Rublëv» per il cast e la troupe del suo film proprio per far comprendere cosa sia la creazione artistica. Nei prossimi mesi proporremo altri film da vedere insieme, che possano essere significativi per il percorso che stiamo facendo. Un’altra occasione per incontrarsi, vedere qualcosa di bello e interessante, e condividere spunti e riflessioni.
«Che cosa permette a una persona di continuare a prendersi cura del futuro quando non ne ha alcuna garanzia? Che cosa ci consente di impegnarci quando il risultato rimane incerto?». Domande cruciali che, se ci pensiamo bene, riguardano ciascuno di noi nelle diverse situazioni che si trova a vivere. Un genitore può porsi tali interrogativi davanti al futuro di un figlio, chi ha un compito o una responsabilità può porseli, anche in modo drammatico, di fronte all’incertezza del tempo presente e a quanto accade ogni giorno nel proprio microcosmo o nel macrocosmo. Queste domande le ha poste venerdì pomeriggio il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa nel discorso tenuto in piazza Maggiore a Bologna parlando a circa 800 giovani, provenienti da ogni parte del mondo, che hanno terminato i master alla Bologna Business School in occasione del Graduation Day. Si tratta di giovani che sono pronti a entrare come manager in aziende e istituzioni assumendo ruoli di responsabilità che richiedono la capacità di scegliere e di decidere. Ed è senz’altro inusuale che a parlare a loro sia stato invitato il cardinale Pizzaballa, testimone diretto della difficilissima situazione che sta vivendo la Terra Santa dove il pensiero corre inevitabilmente alle immagini di distruzione, di guerra e di odio che da là ci arrivano ogni giorno attraverso i media. Il suo è stato un intervento di grande spessore. Vi invitiamo a leggerlo con attenzione.
Riaprono le scuole, comincia un nuovo anno che per centinaia di migliaia di bambini e ragazzi costituisce una tappa fondamentale nel loro percorso di crescita umana e quindi di educazione. Ci auguriamo, anzitutto per loro, che sia davvero così e che l’orizzonte con cui si guarda alla scuola non sia primariamente quello di una formazione funzionale ai cosiddetti sbocchi lavorativi oppure all’acquisizione di una serie di competenze o di capacità professionali, senz’altro importanti ma secondari. Se non si favorisce la crescita della persona nel suo insieme, le competenze serviranno a ben poco. È come se fossimo di fronte a un soggetto che ha sviluppato solo alcuni muscoli mentre il resto del corpo è rimasto atrofizzato. La Fondazione San Benedetto è nata ventuno anni fa come un luogo di amicizia che mettesse al centro della propria azione la questione dell’educazione come sfida più importante e decisiva per le persone e per l’intera società. Un piccolo contributo per contrastare l’atrofizzazione umana che riguarda tutti, giovani e adulti. Così è stato in tutti in questi anni attraverso tantissime iniziative a cominciare dalle molte borse di studio assegnate a giovani meritevoli per aiutarli a completare il loro percorso di studi. Diversi sono stati anche gli incontri a carattere formativo o di tipo didattico. L’attenzione all’educazione infatti non è mai astratta o di principio, ma si declina sempre dentro la serietà e la passione con cui si affrontano discipline o tematiche anche particolari o di tipo tecnico. Lo stesso Mese letterario è nato in questo contesto diventando negli anni, anzitutto attraverso il passaparola, un’occasione formidabile per incontrare la bellezza della grande letteratura come bene prezioso per la propria vita. E per tanti ha significato anche scoprire o riscoprire il gusto della lettura. Nelle ultime due estati si è inoltre tenuta a Brescia, in collaborazione con la nostra fondazione, la Summer School dell’associazione «Il rischio educativo», un’opportunità di formazione unica rivolta in primis agli insegnanti con l’intervento di un panel di relatori di assoluto livello.
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