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Natale 2020, non ci salverà il moralismo ma la carità

  • Data 20 Dicembre 2020

Si può ancora credere alla possibilità di un mondo nuovo, più giusto e fraterno? Si può davvero sperare in una trasformazione delle società in cui viviamo, dove a dominare non sia la legge del più forte e l’arroganza del dio denaro, ma il rispetto della persona e una logica di gratuità?
Immagino l’espressione sul volto di tanti, di fronte a queste parole, a queste «ingenue» domande. Una leggera piega delle labbra, curvate in un sorrisetto di scetticismo o nel migliore dei casi di commiserazione che ci porta a vivere nella società del disincanto. Dobbiamo prendere dunque atto che il mondo è immodificabile, con le sue ingiustizie che «gridano vendetta al cospetto al Dio»? E a noi uomini di Chiesa resta solo il compito di predicare passiva rassegnazione o enunciare con doverosa ripetitività princìpi tanto veri quanto astratti?
Nessuna mente onesta può negare la forza trasformante del cristianesimo nel divenire della storia. Ogni volta che la vita cristiana si è diffusa nella società in modo autentico e libero ha sempre lasciato una traccia di umanità nuova nel mondo. Fin dai primi secoli. (…)

Papa Francesco

da Corriere della Sera, 20 novembre 2020

leggi tutto https://www.corriere.it/cronache/20_novembre_22/papa-francesco-non-ci-salvera-moralismo-ma-carita-39613bf4-2c35-11eb-b3be-93c88ba49aa1.shtml

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piergiorgio

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Dal discorso di Mattarella riprendiamo due spunti che sentiamo nostri in quanto appartengono al dna della nostra fondazione e sui quali sin dall’inizio siamo impegnati. Dopo aver rilanciato l’invito del Papa a disarmare le parole il presidente ha aggiunto: «Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno». Il secondo passaggio di Mattarella che vogliamo evidenziare riguarda i giovani: «Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».

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