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Non lamentarsi ma costruire ponti, la nostra sfida. Invito a due incontri

  • Data 28 Febbraio 2026

In una società nella quale il dibattito pubblico su qualsiasi tema è sempre più polarizzato, dove sembra diventato impossibile far convivere e dialogare esperienze e posizioni diverse, dove chi non appartiene alla propria parte politica per principio sbaglia qualunque cosa faccia, dove l’avversario è un nemico e alimentare il rancore è lo sport preferito, costruire un luogo di amicizia che metta al centro l’incontro con l’altro è una sfida che può apparire ardua e, per qualcuno, inutile («è tempo perso, sappiamo già come la pensa»). La storia della Fondazione San Benedetto racconta proprio questa sfida. Nasce a Brescia nel 2005 come sviluppo dell’esperienza della Compagnia delle Opere, associazione che anche nel fare impresa aveva sempre sottolineato l’importanza di creare occasioni di condivisione. È in questo ambiente che dall’incontro fra un gruppo di amici desiderosi di sperimentare gli insegnamenti di don Giussani e alcuni imprenditori, prende forma la fondazione raccogliendo anche le sollecitazioni del notaio Giuseppe Camadini, presidente dell’Istituto Paolo VI e della Fondazione Tovini e figura di riferimento del mondo cattolico bresciano e non solo.

Già nella scelta stessa del nome – San Benedetto – c’è l’indicazione chiara di una traiettoria ideale e, al tempo stesso, di un metodo: non perdere tempo a lamentarsi dei tempi che viviamo, ma creare relazioni e costruire ponti che rappresentino un passo nuovo, positivo e costruttivo negli ambiti di vita e nella società. In fondo è una declinazione pratica di cosa voglia dire essere un corpo intermedio in un’epoca nella quale a tutti i livelli si tende invece a promuovere la disintermediazione come modello a cui ispirarsi. Nel suo percorso ventennale la fondazione ha trovato nei papi che si sono succeduti, prima Benedetto XVI e poi Francesco, e ora Leone XIV, dei punti di riferimento a cui guardare per vivere con adeguato «spirito critico» il momento storico presente.

Foto Pexels Axp

Se si dovesse descrivere cosa fa la San Benedetto si potrebbe elencare una lunga serie di iniziative, talvolta dettate dall’attualità ma più spesso dal desiderio di dialogare con personalità o testimoni dei più diversi orientamenti ideali, culturali o politici. Questa vivacità culturale è solo l’espressione di una vita che cresce non secondo un programma predefinito, ma in modo creativo valorizzando le realtà e le persone incrociate nel proprio percorso. Altrettanto numerosi sono gli aiuti messi a disposizione: si va dall’erogazione di borse di studio, alla promozione e al sostegno di progetti come la ricostruzione ad Aleppo in Siria di una palazzina per otto famiglie distrutta dai bombardamenti oppure in Libano, in collaborazione con Avsi, di una scuola e di un centro sociale in un’area duramente provata dalla guerra. Questo modo di porsi ha portato la San Benedetto a essere riconosciuta pubblicamente come un bene per il territorio in cui opera. Oltre alla sempre significativa partecipazione ai suoi eventi, lo confermano le donazioni private che riceve da imprenditori e da singole persone, anche attraverso lasciti testamentari. 

Nei prossimi giorni la San Benedetto propone due incontri aperti a tutti che dicono molto del suo modus operandi volto a creare spazi di confronto libero. Il primo sarà lunedì 2 marzo alle 17.30 nell’aula magna dell’Università Cattolica di Brescia, in via Trieste 17, con Giovanni Bazoli in occasione dell’uscita del suo libro «Vita eterna – Conversazioni con i nipoti» (Morcelliana). In questo testo il presidente emerito di Intesa Sanpaolo mette a tema argomenti fondamentali come il senso e il destino della vita, che normalmente vengono omessi o accuratamente evitati nel dibattito oppure relegati nella sfera del privato, e lo fa in un dialogo coi giovani.

Il secondo appuntamento sarà invece venerdì 6 marzo alle 20.45 sempre a Brescia, nella sede del Centro Paolo VI in via Gezio Calini 30, per conoscere meglio la riforma della giustizia, sulla quale si voterà nel referendum del 22 e 23 marzo. Interverranno Luciano Violante, presidente emerito della Camera, e Lorenza Violini, già ordinario di diritto costituzionale alla Statale di Milano. L’obiettivo è aiutare a fare una scelta ponderata senza adesioni precostituite a uno schieramento.

Intanto per il prossimo aprile è in preparazione la sedicesima edizione del Mese Letterario. Un ciclo di incontri, sempre molto seguiti, sui grandi autori della letteratura con un’attenzione particolare a renderli compagni di strada per l’oggi. Nella prossima newsletter vi daremo tutte le informazioni sul programma. 

Tag:Giovanni Bazoli, Lorenza Violini, Luciano Violante, Riforma giustizia

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piergiorgio

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