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La «Vita eterna» di Bazoli in dialogo coi giovani

  • Data 21 Febbraio 2026

Lunedì 2 marzo alle 17.30 a Brescia, nell’aula magna dell’Università Cattolica in via Trieste 17, verrà presentato il libro di Giovanni Bazoli «Vita eterna – Conversazioni con i miei nipoti».

Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli

L’incontro, di cui sotto trovate l’invito, è promosso da Editrice Morcelliana, Fondazione San Benedetto e Università Cattolica. Che un personaggio pubblico come il presidente emerito di Intesa Sanpaolo abbia sentito la necessità, attraverso un dialogo con i suoi nipoti, di mettere a tema argomenti fondamentali come il senso e il destino della vita, che normalmente vengono omessi o accuratamente evitati nel dibattito oppure relegati nella sfera del privato, è già di per sé un fatto interessante, che merita attenzione. Lo è ancora di più perché tali argomenti non vengono affrontati in modo astratto o accademico, ma mettendosi a confronto su un piano esistenziale con dei giovani che oggi spesso si sentono distanti dalle verità della fede cristiana. E questo nella consapevolezza profonda che si può essere conquistati dall’esperienza della fede «solo per attrazione», come sottolineava papa Francesco. In preparazione all’incontro oggi vi invitiamo a leggere l’intervista che Bazoli ha rilasciato nelle scorse settimane al quotidiano La Repubblica in occasione dell’uscita del libro (la trovate sotto).

Referendum giustizia, il 6 marzo a Brescia incontro con Luciano Violante e Lorenza Violini

In vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia la Fondazione San Benedetto propone un incontro pubblico venerdì 6 marzo alle 20.45 a Brescia, al Centro Paolo VI in via Gezio Calini 30. Intervengono Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei Deputati, già professore ordinario di Istituzioni di diritto e Procedura penale, e Lorenza Violini, già professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano. Introduce Graziano Tarantini, presidente Fondazione San Benedetto.

Luciano Violante
Lorenza Violini

Crediamo sia fondamentale conoscere anzitutto quali siano i contenuti di una riforma non semplice per i non addetti ai lavori, ma con ricadute su tutti. Come fondazione ci facciamo carico di aiutare i cittadini a fare una scelta ponderata e consapevole, senza adesioni precostituite a uno schieramento politico. Per questo abbiamo invitato Luciano Violante e Lorenza Violini, che, per la loro conoscenza ed esperienza, potranno aiutarci ad approfondire l’oggetto del quesito referendario rispondendo anche alle domande del pubblico.


L’INCONTRO È APERTO A TUTTI, VI ASPETTIAMO! 


«Ciò che so di Dio spiegato ai miei nipoti»

di Giovanni Pons – La Repubblica – 22 gennaio 2026

Giovanni Bazoli, avvocato bresciano, è il principale artefice della creazione del primo gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, di cui oggi è presidente emerito. Nel 1982 fu chiamato da Carlo Azeglio Ciampi e Beniamino Andreatta a risollevare le sorti del Banco Ambrosiano, portato alla liquidazione dalle scorribande di Roberto Calvi. Da lì è iniziato il percorso del banchiere Bazoli nel segno della finanza cattolica in contrapposizione alla finanza laica di Enrico Cuccia. Oggi all’età di 93 anni ha sentito il bisogno di avviare un dialogo con i più giovani per capire le ragioni della loro distanza dalla fede cristiana. E lo ha fatto scrivendo il libro Vita eterna (Morcelliana), che non ha pretese teologiche ma trae spunto da una conversazione sulla religione con i suoi otto nipoti. 

Professor Bazoli, nel libro si parla delle difficoltà che i giovani incontrano a seguire la fede dei loro padri. 

«Già alla fine degli anni ’60 Joseph Ratzinger vedeva in atto una crisi della chiesa cattolica. “A me sembra certo – scriveva – che si stiano preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena cominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti”. Ma aggiungeva: “Sono certissimo che la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte”. Ma è evidente che questa profezia non potrebbe avverarsi se non fossero recuperati alla fede e alla pratica religiosa i giovani». 

Quali sono le motivazioni della disaffezione alla fede cristiana da parte dei giovani, che lei ha riscontrato in queste conversazioni? 

«Le verità enunciate dalle religioni monoteistiche si basano sui testi sacri. Mentre in passato tali verità dovevano confrontarsi con la logica e la razionalità, oggi si presenta principalmente il problema di conciliare i testi sacri con le scoperte di carattere scientifico. La scienza è diventata la principale dispensatrice di conoscenze alternative alla fede. Oggi bisogna infatti riconoscere che la scienza, oltre a generare applicazioni tecnologiche che rivoluzionano la qualità del nostro vivere, sta ampliando in modo sorprendente i confini del sapere e della ricerca». 

Quindi come si può conciliare la distanza tra testi sacri e scienza? 

«Papa Giovanni Paolo II aveva affidato a una commissione, presieduta dal Cardinal Poupard, il compito di pronunciarsi sul caso Galileo. Il documento conclusivo della commissione stabilisce che in caso di contrasti tra un testo sacro e una scoperta scientifica verificata – ripeto: a condizione che sia verificata – non c’è il minimo dubbio che si debba far riferimento al dato scientifico per dare un’interpretazione dei testi sacri diversa dalla precedente. Nei riguardi di Galileo la chiesa è giunta a riconoscere la ragione dello scienziato e il grave torto a lui arrecato». 

I giovani come vivono questo contrasto, come se lo spiegano? 

«Ai giovani riesce oltremodo difficile conciliare l’idea di un essere divino perfetto – cioè onnipotente e buono – creatore con la spaventosa realtà del male e delle ingiustizie che deturpano il mondo». 

È un’antica domanda. Non appare fondata anche a lei? 

«Il pamphlet propone a questo riguardo la risposta che io ho dato ai giovani. Se il male è carenza del bene, ne deriva che soltanto Dio – che per definizione è l’unico essere perfetto – è esente dal male. In ogni altro essere, anche se creato da Dio, è inevitabilmente presente il male dell’imperfezione. E ciò non mette in dubbio l’onnipotenza di Dio perché Dio può fare di tutto in quanto onnipotente, meno l’assurdo di clonare di sé stesso. Si dimostra così la possibilità che il mondo sia stato creato da Dio, come miglior mondo possibile. Ma questa è una risposta a un interrogativo filosofico, non teologico, che approda al dio di Cartesio, che già Pascal bollava come inutile e che anche Einstein definisce il dio indecifrabile ed enigmatico, il dio dei filosofi». 

È sufficiente questo ragionamento per recuperare alla fede i giovani? 

«Papa Francesco ha detto che “la comunità dei credenti può crescere solo per attrazione”. Ed è difficile che i giovani siano attratti da Dio inquadrandolo nei rassicuranti orizzonti metafisici di Leibniz e di Hegel. Le esperienze odierne mettono infatti in dubbio la tenuta dei maestosi edifici della teologia razionale e apologetica. A questo punto, infatti, si pone la domanda: anche se si tratta del miglior mondo possibile, Dio ha fatto bene o male a creare? Ed è evidente che la risposta a questa domanda è impossibile, perché gli uomini hanno avuto dalla vita sorti molto diverse. Claudio Magris, riportando un’interpretazione da me data della parabola sul compenso uguale dato dal padrone ai vignaioli, obiettava facendo riferimento agli uomini che non hanno avuto alcun compenso».

In che modo i giovani possono dunque essere attratti dal cristianesimo? 

«Secondo i testi sacri Dio si è fatto conoscere dagli uomini, cioè si è rivelato nella storia, attraverso la Bibbia. I giovani peraltro vedono raffigurati nel Vecchio testamento valori e modelli di vita troppo lontani dal vivere odierno e non trovano quindi in esso risposte appaganti. Sono invece attratti dalla luce della figura di Cristo, stentando però a superare il dubbio sulla sua natura divina. E qui si gioca tutto. Se Cristo è apprezzato come altissima figura umana, sublime ed eroica, ma soltanto umana, il mondo nuovo da lui annunciato e il suo messaggio e comandamento d’amore risultano un’utopia. Poiché il mondo non è cambiato, i deboli non sono protetti, gli innocenti continuano a essere umiliati e uccisi, questa figura di Cristo come eroico idealista porterebbe a interpretare tutto il Nuovo testamento come il racconto un’utopia. Per questo ho sostenuto con i miei giovani interlocutori che il concepimento divino nel seno di una donna e la resurrezione di Gesù, questi due eventi mai verificatisi prima nella storia umana e che a prima vista risultano i più difficili da accettare, sono invece i tratti qualificanti della religione cristiana, quelli che la distinguono da ogni altra religione». 

E quindi come conclude il discorso con i suoi giovani interlocutori? 

«Il messaggio cristiano è destinato ad attuarsi nella vita terrena e in quella eterna. Il progetto concepito e realizzato da Dio per far partecipare altri esseri alla propria vita gloriosa si è attuato in due tempi: la creazione originaria e l’invio, da parte di Dio, del proprio figlio. Questa lettura dell’annuncio evangelico, come è spiegato nel libro, corrisponde in modo attraente alla ricerca dei giovani e di ogni uomo: l’aspirazione alla pienezza dell’umanità e della vita». 

Pensa di aver contribuito con la sua conversazione e con questo libro ad avvicinare i suoi nipoti e i giovani alla fede cristiana? 

«L’adesione a una fede religiosa è sempre una scelta. Non può essere un’eredità e non può neppure scaturire da certezze, cioè da verità oggettive e dimostrabili come tali, ma da un convincimento, anzi da un vero e proprio coinvolgimento, personale. Detto ciò, uno dei miei nipoti, alla fine di questo percorso, mi ha confidato: “Pur stimando moltissimo i miei genitori, prima non riuscivo a comprendere come potessero essere credenti. Ora l’ho compreso”».

Tag:Giovani, Giovanni Bazoli

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piergiorgio

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«Esplorare l’esplorabile, venerare l’inesplorabile». È il titolo della sedicesima edizione del Mese letterario, iniziativa storica della Fondazione San Benedetto, in programma a Brescia nel prossimo mese di aprile. Le iscrizioni per partecipare sono già aperte a questo link sul sito dell’Associazione Mese letterario. Rispetto alle precedenti edizioni quest’anno gli incontri, che si svolgeranno sempre alle 20.30  nell’auditorium degli Artigianelli, sono stati accorpati in quattro date ravvicinate. Si comincerà giovedì 9 aprile con una serata dedicata al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, del quale parlerà Edoardo Rialti, scrittore e traduttore (è sua la nuova traduzione appena pubblicata da Adelphi del saggio di C.S. Lewis «L’abolizione dell’uomo»), ma soprattutto grande amico del Mese letterario di cui è stato ospite fisso e sempre molto apprezzato sin dalle primissime edizioni. 

Martedì 14 aprile il secondo incontro sarà con il cantautore e scrittore Massimo Bubola che dialogherà con il giornalista Enrico Mirani sull’«Odissea» del poeta greco Nikos Kazantzakis nella rilettura che ne ha fatto Giacomo Scanzi nel romanzo pubblicato nei mesi scorsi da Marcianum Press.  

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Come si può vedere dal programma si tratta di autori che hanno attraversato epoche ed esperienze molto diverse, alcune anche molto lontane nel tempo. Il tentativo del Mese letterario è sempre stato quello di rendere contemporanei scrittori e poeti, di farli diventare compagni di strada nel cammino della vita di ciascuno. La grande letteratura è il luogo dove decantano e vengono salvaguardate le testimonianze relative ad alcuni aspetti essenziali dell’esperienza umana. Di per sé non serve a niente. Come l’arte, la letteratura infatti si alimenta di pura gratuità, è al servizio della sola bellezza. Quella bellezza che è però indispensabile per vivere veramente e per rendere umana la vita. Oggi, in tempi di guerra nei quali dilaga il linguaggio della forza, riscoprire questa dimensione, tornare a essa «è più che mai necessario», perché, come osservava il grande critico George Steiner già quasi settanta anni fa, «tutto intorno a noi fiorisce un nuovo analfabetismo, l’analfabetismo di chi sa leggere singole parole, o parole di odio e di clamore, e non sa afferrare il significato della lingua quando si manifesta in tutta la sua bellezza o in tutta la sua verità». Dal 2010 a oggi il Mese letterario è stato soprattutto questa esperienza straordinaria di «alfabetizzazione» della bellezza attraverso l’incontro con le pagine di grandi autori di tutti i tempi e la riscoperta del valore della lettura. Altra novità, l’edizione di quest’anno si svolgerà in collaborazione con ilsussidiario. Vi aspettiamo! 

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