Il ritorno a scuola e le sfide che ci attendono
Riaprono le scuole, comincia un nuovo anno che per centinaia di migliaia di bambini e ragazzi costituisce una tappa fondamentale nel loro percorso di crescita umana e quindi di educazione. Ci auguriamo, anzitutto per loro, che sia davvero così e che l’orizzonte con cui si guarda alla scuola non sia primariamente quello di una formazione funzionale ai cosiddetti sbocchi lavorativi oppure all’acquisizione di una serie di competenze o di capacità professionali, senz’altro importanti ma secondari. Se non si favorisce la crescita della persona nel suo insieme, le competenze serviranno a ben poco. È come se fossimo di fronte a un soggetto che ha sviluppato solo alcuni muscoli mentre il resto del corpo è rimasto atrofizzato.
La Fondazione San Benedetto è nata ventuno anni fa come un luogo di amicizia che mettesse al centro della propria azione la questione dell’educazione come sfida più importante e decisiva per le persone e per l’intera società. Un piccolo contributo per contrastare l’atrofizzazione umana che riguarda tutti, giovani e adulti. Così è stato in tutti in questi anni attraverso tantissime iniziative a cominciare dalle molte borse di studio assegnate a giovani meritevoli per aiutarli a completare il loro percorso di studi. Diversi sono stati anche gli incontri a carattere formativo o di tipo didattico. L’attenzione all’educazione infatti non è mai astratta o di principio, ma si declina sempre dentro la serietà e la passione con cui si affrontano discipline o tematiche anche particolari o di tipo tecnico. Lo stesso Mese letterario è nato in questo contesto diventando negli anni, anzitutto attraverso il passaparola, un’occasione formidabile per incontrare la bellezza della grande letteratura come bene prezioso per la propria vita. E per tanti ha significato anche scoprire o riscoprire il gusto della lettura. Nelle ultime due estati si è inoltre tenuta a Brescia, in collaborazione con la nostra fondazione, la Summer School dell’associazione «Il rischio educativo», un’opportunità di formazione unica rivolta in primis agli insegnanti con l’intervento di un panel di relatori di assoluto livello.
Su questa lunghezza d’onda nei prossimi mesi ci ripromettiamo di intensificare gli appuntamenti a carattere formativo avendo l’avvertenza di far sì che siano soprattutto incontri con testimoni che nei vari ambiti e argomenti trattati sappiano trasmettere una passione che sola può mettere in moto la persona. A titolo di esempio ci piace ricordare la testimonianza portata alla Summer School da Alessandro Rivali, oggi direttore della casa editrice Ares, che ha raccontato come da ragazzino che odiava i libri sia cambiato il suo atteggiamento verso la lettura. Spesso basta un suggerimento o un incontro imprevisto per trasformare l’odio in apprezzamento, o in una vera e propria passione. Per lui ai tempi della scuola, è stata la professoressa di italiano a instillargli una prima curiosità, quando gli consigliò di leggere «Il corsaro nero» di Emilio Salgari. Qualcosa era scattato in lui, durante un’estate particolarmente noiosa nell’entroterra ligure legge «Il cavallo rosso» di Eugenio Corti, un’immensa saga familiare, impegnativa ma estremamente viva e luminosa, e da allora la lettura e, poi, la scrittura sono diventati per lui una presenza imprescindibile. Ci auguriamo che in questo anno scolastico questa scintilla possa scattare in tanti ragazzi e ragazze delle nostre scuole.
Su questi temi vogliamo proporvi per gli spunti di riflessione che offre, anche la lettura di un articolo di Maria Ersilia Vaudo, astrofisica impegnata in iniziative sull’alfabetizzazione scientifica dei bambini, pubblicato dal Sole 24Ore a commento dei risultati diffusi nei giorni scorsi dell’indagine Ocse Pisa per la valutazione degli studenti. Un punto di vista interessante pure sulla questione dell’intelligenza artificiale, che, inseguendo un’ingiustificabile e acritica frenesia digitale, sta invadendo le nostre scuole rischiando di diventare un sostitutivo dell’apprendimento anziché uno strumento (perché tale deve rimanere) utile per il suo potenziamento e comunque da maneggiare sempre con estrema attenzione.
Scuola italiana: resiliente, ma serve uno scatto in avanti
di Maria Ersilia Vaudo – da Il Sole 24Ore del 10 settembre 2026
I risultati PISA 2025 raccontano una crisi educativa che attraversa quasi tutto il mondo industrializzato. In dieci anni, nei Paesi Ocse, le competenze in lettura sono arretrate di 28 punti, l’equivalente di circa un anno e mezzo di apprendimento, e quelle matematiche di 22 punti, poco più di un anno di scuola. Un quindicenne su cinque risulta ormai un low performer contemporaneamente in scienze, matematica e lettura. Nel 2022 era il 16 per cento. È un arretramento che non può essere spiegato soltanto con la pandemia e le conseguenze del declino delle competenze si faranno sentire col tempo. Dietro la comprensione di un testo o la soluzione di un problema si giocano produttività, innovazione, mobilità sociale e qualità della cittadinanza, una fragilità che riguarda anche la tenuta delle democrazie future.
In questo contesto, l’Italia mostra una tenuta relativamente migliore rispetto al quadro generale: è sostanzialmente in linea alla media Ocse nelle scienze, leggermente al di sopra in matematica, mentre presenta un vantaggio più netto nella lettura.
Anche la distribuzione dei risultati è significativa: l’Italia ha una quota inferiore alla media Ocse di studenti sotto la soglia minima in tutte e tre le discipline, ma anche meno studenti ai livelli più elevati, soprattutto in lettura e scienze. La scuola italiana riesce quindi relativamente meglio a contenere l’area della grave difficoltà, ma fatica a far emergere le eccellenze. La fotografia diventa però più preoccupante se allarghiamo lo sguardo all’ultimo decennio. L’Italia tiene nelle scienze, ma arretra in lettura e soprattutto in matematica.
Il dato più inatteso dei risultati PISA 2025 non è però soltanto l’ampiezza del declino, ma anche chi sta restando indietro. Rispetto al 2022, nella media Ocse, la distanza tra studenti favoriti e svantaggiati si è ridotta, ma non è necessariamente una buona notizia. Il divario è diminuito soprattutto perché sono peggiorati i primi, non perché abbiano recuperato i secondi. Un livellamento verso il basso quindi, non certo di un progresso sul terreno dell’uguaglianza.
Anche in Italia, resta forte il peso dell’origine sociale. Gli studenti socio-economicamente avvantaggiati superano quelli svantaggiati di 80 punti in scienze, una distanza enorme. Ma, dato importante e in controtendenza rispetto al quadro generale dell’OCSE, la divaricazione è stata mitigata grazie soprattutto al miglioramento degli studenti più fragili.
Restano marcate anche le differenze di genere. In lettura le ragazze italiane superano i ragazzi di 28 punti. In matematica accade il contrario: le ragazze ottengono 17 punti in meno, contro un divario medio Ocse di 13. Nel 2022 il loro svantaggio era di 21 punti, il più ampio dell’intera area Ocse. La distanza si è quindi ridotta, ma l’Italia resta tra i Paesi nei quali lo squilibrio è maggiore. C’è poi una criticità che riguarda il rapporto stesso con la scuola.
Molti ragazzi dichiarano di sentirsi estranei o esclusi, collocando l’Italia al penultimo posto per senso di appartenenza, e una quota significativa considera la scuola una perdita di tempo. È il segnale di un disagio che occorre comprendere: la scuola deve tornare a essere uno spazio nel quale i ragazzi sentano che vale davvero la pena esserci.
L’elemento nuovo di PISA 2025 è la valutazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sull’apprendimento. L’intelligenza artificiale risulta essere ormai una presenza abituale nello studio degli adolescenti italiani, soprattutto per ricerche, riassunti e compiti scritti; solo una piccola minoranza dichiara di non usare mai chatbot. È però incoraggiante che, più spesso dei loro coetanei Ocse, gli studenti italiani affermino di aver imparato a scuola a valutare criticamente le informazioni generate dall’Ai e sappiano che una notizia va verificata attraverso fonti molteplici e attendibili.
Il messaggio di PISA 2025 non è che la tecnologia faccia necessariamente male alla scuola. È che nessuna tecnologia può sostituire l’attenzione, lo sforzo, la relazione con gli insegnanti e la profondità della comprensione. L’AI può ampliare le possibilità di apprendimento, ma può anche diventare una scorciatoia cognitiva, fornendo risposte prima ancora che lo studente abbia imparato a formulare le domande.
In altre parole, la scuola italiana non esce male da questo rapporto. Mostra anzi una resilienza superiore a quella di diversi Paesi comparabili. Ma resistere non significa ancora avanzare. Comprendere, dubitare, collegare, verificare e, soprattutto, continuare a pensare con la propria testa restano competenze essenziali, che devono rafforzarsi, tanto più nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
È soprattutto sulla matematica, il terreno sul quale nell’ultimo decennio l’Italia ha perso più punti, che occorre intervenire. Il nostro Paese dovrebbe avviare una sperimentazione ambiziosa, introducendo metodi capaci di renderne l’apprendimento più coinvolgente e inclusivo, in particolare per chi proviene da contesti svantaggiati.
Pedagogie innovative, il dialogo crescente tra neuroscienze e educazione, le possibilità offerte dal digitale e una più forte alleanza tra insegnanti e famiglie possono contribuire ad abbattere il muro che lascia ancora troppi studenti ai margini. Questo significa lavorare su meno contenuti e più in profondità, valorizzare l’approccio ai problemi, il confronto, e l’errore come parte dell’apprendimento.
Anche l’AI, se usata nelle condizioni giuste e sotto la guida degli insegnanti, può sostenere questo cambiamento di percezione della matematica. Può accompagnare ciascun ragazzo nei passaggi in cui incontra maggiori difficoltà, proponendo esercizi mirati e progressivi, adattando il livello delle sfide e offrendo un riscontro immediato. Ogni nuovo strumento dovrebbe però essere sperimentato in contesti controllati, valutandone gli effetti reali prima di estenderne l’uso, e accompagnato da un investimento deciso nella preparazione degli insegnanti.
Il prossimo appuntamento sarà PISA 2029. Prepariamoci da ora, non semplicemente per migliorare qualche posizione in classifica, ma per fare della matematica uno strumento di autonomia, una leva di pari opportunità e un abilitatore di futuro. Se uno studente o una studentessa si convincono di non essere portati, come Paese abbiamo un dovere: portarli noi.

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